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	<title>Muri portanti &#8211; InformazioneCasa.it</title>
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	<description>Il nuovo Blog per la tua casa!</description>
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		<title>Il Mattone</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2014 07:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Muri portanti]]></category>
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					<description><![CDATA[Storia e tecnologia della fabbricazione dei mattoni Generalità Il mattone è un elemento ceramico utilizzato sin dall&#8217;antichità nell&#8217;edilizia, solitamente a forma di parallelepipedo, fatto di argilla cotta o fango essiccato. Il termine laterizio spesso associato al mattone o in alternativa, pur riferendosi specificamente ai mattoni di epoca romana, viene oggi utilizzato per indicare tutta la [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Storia e tecnologia della fabbricazione dei mattoni</h3>
<h4>Generalità</h4>
<p>Il mattone è un elemento ceramico utilizzato sin dall&#8217;antichità nell&#8217;edilizia, solitamente a forma di parallelepipedo, fatto di argilla cotta o fango essiccato. Il termine laterizio spesso associato al mattone o in alternativa, pur riferendosi specificamente ai mattoni di epoca romana, viene oggi utilizzato per indicare tutta la vasta gamma di prodotti ceramici utilizzati per le costruzioni edili (murature verticale e coperture orizzontali).</p>
<h4>Formatura</h4>
<p>Il materiale base è costituito principalmente da argilla, formata da silice nella percentuale variabile attorno al 50%, più un 20-30% di carbonato di calcio, oltre a una modesta percentuale attorno al 2% di ossido di ferro e una percentuale a partire dal 4-6% di acqua. Il mattone, termine spesso usato impropriamente essendo il mattone uno dei vari materiali ceramici catalogati sotto il termine italiano laterizi, è oggi prodotto industrialmente e la sua formatura avviene soprattutto per estrusione. I mattoni possono essere pieni oppure forati con una percentuale di fori variabile sino al 25% di vuoto sul volume totale del pezzo. Comunque per la produzione più pregiata (cosiddetta &#8220;fatta a mano&#8221;) viene utilizzato anche lo stampaggio. I pezzi più complessi sono invece prodotti solitamente per colaggio, ma non si parla più di materiali per l&#8217;edilizia, ed in questo caso si aggiunge carbonato di sodio che funge da fluidificante. La dimensione del mattone è variabile,a seconda delle zone in Italia e dei Paesi nel mondo non discostandosi molto dalla dimensione del mattone che in Europa va sotto il nome di NF ( normalformato ) pari a mm 60 x mm 120 x mm 250.In alcuni Paesi si arriva a dimensioni pari a mm. 60 x 90 x 190.</p>
<h3>Tipi di mattoni</h3>
<ul>
<li><strong>Mattoni forati</strong><br />
È il materiale da costruzione ceramico per eccellenza utilizzato per la realizzazione di tramezzi per interni edili, e per murature esterne portanti o non. Leggero inizialmente nei diversi spessori variabili da 5 sino a 20 cm., oggi raggiunge dimensioni notevoli pari a cm 25 x 50 x 25 nelle forme più varie e con livelli di isolamento elevati. Può avere due delle pareti esterne sagomate al fine di incastrare un pezzo con l&#8217;elemento adiacente e due pareti rettificate, al fine di ridurre lo strato di malta e valori inferiori al mm, ottenendo in tal modo grandi valori di isolamento ed elevati carichi di resistenza della muratura alla compressione.Si ottiene per estrusione.</li>
<li><strong>Mattone semipieno</strong><br />
È un mattone che ha una resistenza media rispetto al mattone forato e al mattone pieno. Anch&#8217;esso viene prodotto per estrusione. La percentuale di foratura varia tra il 15% e 45%. La sua dimensione pari approssimativamente a cm 12 x 12 x 25 è in sostanza il doppio della dimensione del mattone vero e proprio. In Italia è catalogato sotto il nome di DOPPIO UNI.</li>
<li><strong>Mattone pieno</strong><br />
Praticamente in disuso in quanto sostituito dal mattone forato, è utilizzato per la ristrutturazione di edifici classici( pareti portanti o facciavista di edifici). È prodotto per estrusione. Sono privi di foro o comunque con foratura limitata, inferiore al 15% dell’area complessiva. I più comuni sono quelli classificati come UNI 5628-65, e sono delle dimensioni di 5,5x12x25 cm.</li>
<li><strong>Tavella</strong><br />
È un elemento laterizio piano, le cui dimensioni sono all&#8217;incirca 40-60x25x3cm. Esiste anche la tavella sottotetto, utilizzata all&#8217;intradosso di solai e coperture in legno o misti legno-cemento. Le sue dimesioni sono all&#8217;incirca di 40x20x2cm</li>
<li><strong>Pianella</strong><br />
Elemento laterizio pieno di forma rettangolare piana di piccolo formato utilizzata nell&#8217;edilizia storica come tavolato d&#8217;intradosso di solai e coperture lignee, soprattutto nell&#8217;Italia centrale, e localmente anche detta &#8220;campigiana&#8221; Attualmente viene prodotta con le dimensioni di 13&#215;23, 14&#215;28, 15&#215;30 e con spessore generalmente di 2,5 cm.</li>
<li><strong>Tavellone</strong><br />
È un mattone forato, caratterizzato da una particolare forma lunga e sottile, le cui dimensioni sono all&#8217;incirca 100-160x25x6-8cm.</li>
<li><strong>Tegola</strong><br />
È utilizzata per il manto di copertura dei tetti spioventi. Nella produzione sia antica che moderna si possono travare di varie forme estruse.</li>
</ul>
<h3>Essiccazione</h3>
<p>Dopo la formatura, L&#8217;essiccazione avveniva un tempo all&#8217;aria, dunque a temperatura ambiente, secondo un metodo descritto di seguito: i mattoni venivano impilati a spina di pesce separati tra di loro a strati sovrapposti sino ad una altezza di circa 1,40 mt e posti sotto delle tettoie protette da teli. Il ciclo poteva durare una settimana ed era ovviamente condizionato in modo determinante dalle condizioni atmosferiche. La produzione avveniva nelle stagioni più miti e di conseguenza veniva interrotta nei periodi invernali Oggi la produzione è industrializzata, e di conseguenza può essere per tutto l&#8217;anno: l&#8217;essiccazione a seconda del tipo di materiale, delle caratteristiche della argilla e del tipo di essiccatoio, può avvenire in tempi rapidi ( da due a quattro ore ) ovvero in 12 sino a 48 ore. Si utilizzano sistemi detti essiccatoi, a tunnel nei quali il movimento del materiale è continuo in tutta la fase di essiccamento ( essendo variabili le condizioni di umidità e temperatura lungo il tunnel ) ovvero sistemi a celle, nei quali il materiale è fermo e variano nel tempo le condizioni di temperatura e di umidità, mediante immissione controllata come temperatura e portata di una corrente d&#8217;aria calda. Il processo di essiccazione richiede un controllo attento in funzione del materiale da trattare e dell&#8217;argilla impiegata, in modo da non creare tensioni interne nel materiale stesso che comporterebbero rotture sia nella stessa fase di essiccamento, sia in fase di cottura.</p>
<h3>Cottura</h3>
<p>Prima della cottura c&#8217;è una fase di preriscaldamento, che si opera facendo entrare i mattoni nel forno in controcorrente rispetto ai fumi di cottura del forno stesso, che avranno ovviamente temperatura maggiore della temperatura ambiente. La cottura avviene all&#8217;incirca tra i 900-1200 °C. Un tempo i forni utilizzati erano a fuoco mobile, mentre oggi si utilizzano soprattutto forni a fuoco fisso entro i quali i mattoni passano e subiscono appunto la cottura, che provoca la perdita di plasticità e lo sviluppo delle resistenze meccaniche. Fino ai 250 °C si perde l&#8217;acqua d&#8217;impasto, mentre, tra i 400 °C e i 600 °C si perde l&#8217;acqua di cristallizzazione. Tra gli 800 °C e in 900 °C il carbonato di calcio si decompone in ossido di calcio e anidride carbonica, mentre l&#8217;argilla si decompone in silice, allumina e acqua. La silice si combina così con l&#8217;allumina per formare la mullite (3Al2O32Si2O2). L&#8217;eccesso di silice si combina in parte con l&#8217;ossido di calcio ed in parte rimane così. Tra i 1000-1100 °C si ha invece un ritiro di cottura, una riduzione della porosità e il conseguente sviluppo delle resistenze meccaniche. I mattoni escono poi dal forno in controcorrente rispetto all&#8217;aria che entra dall&#8217;esterno nel forno per il suo funzionamento. In questo modo sono parzialmente raffreddati. Nei forni moderni nella zona successiva a quella di cottura si immette aria a temperatura ambiente (raffreddamento rapido); la temperatura viene abbassata fino a 650 °C circa. A 573 °C la silice libera subisce un passaggio di stato con diminuzione di volume, se questa soglia venisse superata rapidamente si avrebbero delle rotture nel materiale. Per questo motivo è opportuno che nell&#8217;arco da 650 °C a 500 °C la diminuzione di temperatura avvenga lentamente.</p>
<h3>Difetti di cottura</h3>
<p>Oltre ai mattoni correttamente cotti, si possono avere anche mattoni cotti male e dunque inutilizzabili. I mattoni troppo cotti sono detti ferrioli, sono scuri e hanno scarsa porosità. La carenza di porosità fa si che essi abbiano maggiori resistenze meccaniche, ma che aderiscano difficilmente alla malta cementizia una volta che sono messi in opera. I mattoni poco cotti sono invece chiamati albasi, sono di colore chiaro, molto porosi e dunque scarsamente resistenti dal punto di vista meccanico.</p>
<h3>Controllo del mattone cotto</h3>
<p>on è vero che i mattoni chiari sono poco resistenti, poiché a seconda del tipo di argilla il colore può variare. Infatti in alcuni casi il mattone chiaro è un mattone cotto sopra i 980 °C, invece mattoni cotti a circa 800 °C appaiono rossi. Per quanto riguarda il mattone molto cotto dove non attacca la malta, bisogna dire che sono quei mattoni che arrivati ad altissime temperature, stanno per &#8220;rifondersi&#8221;, e possono assumere anche il colore verde. Quindi bisogna fare molta attenzione a giudicare il mattone solo dal colore, e per capire se è ben cotto o meno, basta controllare l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua.</p>
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