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	<title>Bioedilizia &#8211; InformazioneCasa.it</title>
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	<description>Il nuovo Blog per la tua casa!</description>
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		<title>Sistemi solari passivi</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 15:12:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Per sistemi solari passivi si intendono tutti quei sistemi in grado di sfruttare l’energia solare senza l’utilizzo di impianti speciali ma semplicemente grazie all’utilizzo di idonei accorgimenti architettonici in grado di captare i raggi solari ed accumularli sotto forma di calore all’interno dell’edificio. Guadagno solare diretto Il metodo più semplice per sfruttare l’energia solare per [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per sistemi solari passivi si intendono tutti quei sistemi in grado di sfruttare l’energia solare senza l’utilizzo di impianti speciali ma semplicemente grazie all’utilizzo di idonei accorgimenti architettonici in grado di captare i raggi solari ed accumularli sotto forma di calore all’interno dell’edificio.</p>
<h3>Guadagno solare diretto</h3>
<p>Il metodo più semplice per sfruttare l’energia solare per il riscaldamento degli ambienti è quello a guadagno diretto. Le radiazioni solari dirette e diffuse penetrano, infatti, attraverso le superfici vetrate degli edifici e vengono assorbite dai differenti elementi che compongono l’ambiente (pareti, pavimenti, arredi). Nelle ore notturne, questi cedono il calore accumulato riducendo notevolmente le oscillazioni di temperatura.<br />
Sia con radiazione diretta sia diffusa il funzionamento continuo del sistema lo rende adatto a molte latitudini ed a molte condizioni climatiche. Inoltre, questo tipo di intervento non richiede particolari costi aggiuntivi per la costruzione dell’edificio ma solo un’accurata progettazione dimensionale degli elementi architettonici.<br />
L’elemento più comune per la captazione in un sistema passivo diretto è la tradizionale finestra verticale, la captazione è funzione di diversi parametri geometrici di cui i più importanti sono: l’inclinazione e l’esposizione.<br />
Per quanto riguarda l’esposizione la migliore risulta sempre quella a Sud mentre per quanto riguarda l’inclinazione la scelta è influenzata dalla latitudine e dal periodo dell’anno considerato. Ad esempio l’utilizzo dei lucernari all’interno di un edificio consentono l’introduzione della radiazione solare anche dal tetto garantendo una distribuzione più uniforme all’interno dell’edificio stesso. Possibili modifiche possono essere anche apportate su edifici esistenti con lo scopo di:</p>
<ul>
<li>incrementare artificialmente mediante riflessioni le superfici captanti durante il giorno e l’efficacia dell’isolamento notturno, durante il periodo di riscaldamento;</li>
<li>schermare parzialmente o totalmente la superficie vetrata durante l’estate.</li>
</ul>
<h3>Serre solari</h3>
<p>La serra solare è uno spazio chiuso, separato dall’ambiente esterno mediante pareti vetrate e collegato alla costruzione con aperture, eventualmente apribili; la copertura può essere vetrata o opaca a seconda della latitudine e delle esigenze termiche richieste in fase di progettazione. La serra è un volume che accresce il contributo all’edificio della radiazione solare, trasformata in energia termica e immagazzinata all’interno della serra stessa.<br />
Un sistema molto comune per realizzare delle serre solari riguarda la creazione di ambienti vetrati accostati alla parte esterna dell’edificio.<br />
Le serre solari possono essere realizzate, quando possibile, sia davanti ad un muro accumulatore sia davanti ad una parete vetrata. Nel secondo caso la realizzazione della serra fa sì che la struttura riesca a trattenere le dispersioni termiche dovute alla parete vetrata.<br />
La serra combina le caratteristiche del guadagno diretto con quelle del muro ad accumulo. Infatti, essendo direttamente riscaldata dai raggi del sole, funziona come un sistema a guadagno diretto, in cui l’ambiente adiacente ad essa riceve il calore dal muro termoaccumulatore. La radiazione solare viene, cioè assorbita dal muro di fondo della serra, convertita in calore, ed una parte di esso viene poi trasferito all’edificio.<br />
Per questo motivo, particolare attenzione va posta ai materiali di quelle parti deputate in primo luogo all’accumulo del calore e successivamente alla cessione di esso nelle ore fredde come il pavimento e le pareti, che devono avere una buona inerzia termica. È preferibile che le vetrate della serra siano sempre apribili per garantire la regolazione della temperatura sia in estate sia in inverno.</p>
<p>Nella progettazione di una serra solare si dovrà tenere in considerazione:</p>
<ul>
<li>la serra deve essere orientata verso Sud, con una tolleranza di più o meno 30/40 gradi. Sono assolutamente da evitare gli orientamenti Est ed Ovest che provocherebbero surriscaldamenti difficili da controllare ed eliminare. Una esposizione a Nord non pone, ovviamente, problemi di surriscaldamento, ma riceve nei mesi invernali radiazioni solari in quantità molto limitate;</li>
<li>la serra deve essere ventilabile. Per evitare il surriscaldamento nelle stagioni intermedie e soprattutto d’estate, l’aria calda, che si forma all’interno della serra, deve essere espulsa e sostituita con aria esterna. Di conseguenza, la struttura della serra deve essere quanto più possibile apribile, consentendo un’accentuata variabilità di assetto;</li>
<li>da molto chiuso in inverno a molto aperto in estate (in questa stagione si può prevedere anche la temporanea a dismissione degli infissi vetrati);</li>
<li>la serra dovrebbe essere munita di schermature mobili per la protezione delle superfici trasparenti, in particolare quelle orizzontali e quelle verticali con esposizione a Ovest, dai raggi solari nei periodi caldi. Tali schermature possono essere di moltissimi tipi quali tende, veneziane, pannelli, vegetazione. Affinché siano efficaci, è opportuno che siano collocate all’esterno delle superfici trasparenti e che siano di colore chiaro. Per assicurare un buon comportamento termico e per ridurre il pericolo di condensa superficiale è raccomandabile l’uso di vetro camera;</li>
<li>I telai possono essere realizzati in vari materiali, come per le finestre. Sempre per ridurre le dispersioni di calore ed i problemi di condensa è consigliabile l’utilizzo di profili con taglio termico;</li>
<li>La copertura della serra costituisce la parte più delicata dell’intero sistema: le superfici orizzontali sono quelle che ricevono la maggior quantità di radiazioni solari nei mesi estivi e quindi devono essere schermate e possibilmente apribili. La schermatura si può ottenere mediante tende da sole avvolgibili, che scorrono su guide appoggiate alla struttura, all’esterno delle lastre trasparenti. Per consentire il deflusso delle acque piovane la copertura non potrà essere orizzontale, ma presentare un’inclinazione verso il bordo esterno, dove sarà presente una gronda di raccolta. Nel caso di pannelli scorrevoli se il movimento è attuato manualmente, tale inclinazione non dovrà superare il 5-6 %. Nel caso di movimentazione motorizzata si potranno utilizzare anche inclinazioni maggiori.</li>
</ul>
<h3>Guadagno solare indiretto: sistemi a muro solare</h3>
<p>Il sistema a muro solare rappresenta una delle tecnologie maggiormente diffuse ed utilizzate nell’architettura bioclimatica.<br />
Questo è costituito da una muratura massiccia, in laterizio, in pietra o in calcestruzzo (massa di accumulo) con una superficie annerita e protetta da una lastra a doppio vetro posta a 5-10 cm distanza.<br />
Tra la superficie vetrata captante ed il muro solare viene a definirsi uno spazio ad “intercapedine”, all’interno del quale si determina un “effetto serra” fondamentale nel far innalzare la temperatura del muro solare che va ad assorbire ed accumulare la radiazione solare captata.<br />
Nella fase di distribuzione del calore il muro solare irraggia l’energia accumulata verso lo spazio abitato.<br />
La distribuzione dei flussi termici può essere incrementata ed agevolata anche da moti convettivi innescati da apposite aperture, collocate nelle zone inferiori e superiori del muro che pongono in collegamento l’intercapedine compreso tra la vetrata e il muro con l’ambiente interno.<br />
È possibile individuare due fondamentali sottoarticolazioni di tale sistema bioclimatico in funzione dell’adozione di una parete di accumulo piena oppure di un cosiddetto “muro Trombe”, e pertanto in funzione del ricorso o meno al principio della termocircolazione per incrementare ed agevolare la distribuzione del calore all’interno degli ambienti.<br />
Si avranno pertanto due fondamentali configurazioni del sistema:</p>
<ul>
<li>sistemi a muro solare pieno;</li>
<li>sistemi a “muro di Trombe”.</li>
</ul>
<p>Nei <strong>sistemi a muro solare</strong> e pieno il calore viene trasmesso allo spazio abitato per irraggiamento, dalla superficie interna del muro, con una piccola quota-parte che si trasmette per convezione a causa dei flussi d’aria che lambiscono la parete.<br />
Il rendimento del sistema dipende essenzialmente dallo spessore del muro accumulatore, dal materiale che lo costituisce e dal colore della sua superficie. Il rendimento aumenta, in funzione del materiale costitutivo del muro, ovvero con l’aumentare della conduttività del muro stesso: tanto maggiore è la conduttività e tanto maggiore è la quantità di calore che si trasmette attraverso la parete.<br />
Nello spazio tra vetro e muro, circa 5-10 cm, si possono generare temperature rilevanti, dell’ordine dei 50-60°C.</p>
<p>Nei <strong>sistemi a “muro di Trombe”</strong> (che prende il nome dal suo inventore Felix Trombe) sono previste delle aperture, nella parte superiore ed inferiore del muro, che mettono in collegamento lo spazio abitato con l’intercapedine tra la superficie di captazione ed il muro.<br />
Le specifiche aperture (controllate attraverso l’uso di chiusure manuali o automatizzate) consentono l’innesco di moti convettivi che nel comportamento “inverno-giorno” sono caratterizzati da flussi d’aria ascensionali che dallo spazio intercapedine entrano in ambiente attraverso le aperture in alto, mentre l’aria più fredda presente nello spazio abitato viene richiamata nell’intercapedine dalle aperture in basso per essere a sua volta riscaldata e reintrodotta di nuovo nell’ambiente.<br />
Durante la fase notturna dei “regimi mobili” possono essere inseriti per impedire la “termocircolazione inversa”, causa di dispersioni termiche, ed ottimizzare quindi il rendimento del sistema.<br />
Il rendimento di un sistema a “muro di Trombe”, rispetto a quello con muro solare pieno, aumenta di circa il 10% purché siano previsti sistemi atti ad evitare la cosiddetta “termocircolazione inversa” durante il periodo notturno.</p>
<p>In generale le oscillazioni della temperatura dell’aria interna diminuiscono all’aumentare dello spessore del muro termico. Non bisogna trascurare, però, che il rendimento del muro aumenta all’aumentare della sua conduttanza, e quindi al diminuire del suo spessore, esiste pertanto una fascia ottimale di spessore per ogni materiale superata la quale ulteriori incrementi dello spessore non producono sostanziali benefici.</p>
<p>Durante il periodo estivo occorre in primo luogo impedire la captazione dell’energia solare da parte delle superfici vetrate. Pertanto è necessario prevedere appositi sistemi di schermatura esterna, fissi o mobili, in grado di ombreggiare la superficie vetrata ed impedire la captazione dell’energia solare.</p>
<p>Nei sistemi a muro di Trombe possono essere previste delle aperture nelle superfici vetrate ai fini di consentire la dispersione convettiva dell’energia termica, dal muro verso l’esterno.<br />
Durante il periodo “estate-notte” risulta utile consentire la “termocircolazione inversa” (l’aria nello spazio tra vetrata e muro si raffredda e diventando più pesante scende entrando in ambiente dalle apertura in basso; mentre l’aria calda presente nello spazio abitato viene richiamata dalle aperture in alto) che permette il raffreddamento dell’aria presente in ambiente.</p>
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		<title>I materiali per la bioedilizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 15:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Fino a oggi in Italia di bioedilizia si è soprattutto &#8220;parlato&#8221; a differenza di quanto è avvenuto nel centro e nel nord Europa dove si è soprattutto &#8220;fatto&#8221;, e dove, quindi, sono ormai numerose le esperienze concrete realizzate e il settore produttivo si è da tempo adeguato a una richiesta crescente, mettendo a disposizione del [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a oggi in Italia di bioedilizia si è soprattutto &#8220;parlato&#8221; a differenza di quanto è avvenuto nel centro e nel nord Europa dove si è soprattutto &#8220;fatto&#8221;, e dove, quindi, sono ormai numerose le esperienze concrete realizzate e il settore produttivo si è da tempo adeguato a una richiesta crescente, mettendo a disposizione del cantiere numerosi materiali coerentemente ecologici.</p>
<h3>Introduzione</h3>
<p>Molte amministrazioni pubbliche in Svizzera, Germania e Austria stanno elaborando normative ed indirizzi per la valutazione della qualità ecologica dei materiali edili e per la loro applicazione.</p>
<p>Seppure in modo molto parziale anche l&#8217;Unione Europea si è mossa per riconoscere l&#8217;importanza di una trasformazione ecologica della produzione edilizia, prima con la direttiva 89/106 sulla qualità, anche ambientale, dei materiali da costruzione e poi con il regolamento 880/92 che prevede la costituzione di un marchio europeo denominato &#8220;ecolabel&#8221; per la certificazione della ecocompatibilitá dei prodotti non solo per l&#8217;edilizia.</p>
<p>Ma su quali basi si può definire un materiale ecologico o meglio ambientalmente sostenibile?</p>
<p>In estrema sintesi la sostenibilità di un materiale si definisce in relazione alla riduzione ai minimi termini del suo impatto ambientale riferito all&#8217;intero ciclo della sua vita. In alte parole, un materiale è tanto più sostenibile quanto minore è l&#8217;energia, da un lato, e la produzione di rifiuti, dall&#8217;altro, necessarie per l&#8217;estrazione delle materie prime di cui è fatto, per i cicli intermedi di lavorazione,per l&#8217;imballaggio, il trasporto e la distribuzione, per l&#8217;applicazione, l&#8217;uso e il consumo e per l&#8217;eventuale riutilizzo o riciclo, ed infine per la sua dismissione o smaltimento finale.</p>
<p>La sostenibilità di un materiale va valutata quindi &#8220;dalla culla alla tomba&#8221; attraverso un&#8217;attenta analisi della sua &#8216;biografia&#8217;.</p>
<p>La complessità e la grande articolazione del settore produttivo rendono particolarmente arduo il compito di valutare la qualità ecologica dei materiali edili e la stesura quindi di corretti &#8220;ecobilanci&#8221;; il sempre più diffuso riconoscimento del valore economico del &#8220;capitale ambientale&#8221; fa sì che questo strumento di analisi venga sempre più di frequente applicato nella parte economicamente più avanzata d&#8217;Europa, ancora molto poco in Italia, per indirizzare nel senso della sostenibilità le scelte produttive e di sviluppo.</p>
<h3>I requisiti dei materiali ecocompatibili</h3>
<p>I materiali da costruzione, per tutto il loro ciclo di vita, hanno un impatto sia sull’uomo sia sull’ambiente.</p>
<p>Gli effetti che i diversi materiali hanno dipendono da diversi fattori come l’origine del materiale, il ciclo di lavorazione dello stesso ma anche l’adeguatezza del materiale stesso una volta posato in opera. Il ciclo di vita dei materiali viene valutato dall’origine del materiale stesso, ovvero dall’estrazione delle materie prime, fino alla fine della sua vita utile valutando tutti gli effetti di questo sulla salute dell’uomo e sulla salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>Promuovere la produzione e la commercializzazione di prodotti aventi un minor impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita del prodotto significa pertanto valutare:</p>
<ul>
<li>l’estrazione e l’origine delle materie prime;</li>
<li>la produzione del materiale;</li>
<li>la lavorazione e la messa in opera;</li>
<li>la permanenza nell’edificio, manutenzione, sostituzione, rimozione, demolizione, smaltimento e riciclaggio.</li>
</ul>
<p>I requisiti essenziali che i prodotti da costruzione dovranno avere seguendo un approccio bioecologico sono (Direttiva CEE 89/106 in materia di prodotti da costruzione):</p>
<ul>
<li>risparmio energetico e ritenzione di calore;</li>
<li>igiene, salute, ambiente;</li>
<li>pulizia e manutenzione;</li>
<li>assenza di sostanze pericolose nella composizione che possono comportare il rilascio di natura chimica (gas, composti organici volatili VOC) o di natura microbiologica (putrescibilità, formazione di muffe, funghi, virus, batteri) ed il rilascio di polveri, fibre o particelle radioattive;</li>
<li>bassa remissività ed inquinamento ambientale nelle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto;</li>
<li>uso di materie prime abbondantemente disponibili;</li>
<li>riciclabilità e la smaltibilità delle materie prime impiegate limitando i rischi ambientali;</li>
<li>sicurezza per i lavoratori nella fase di produzione e per gli utenti nella fase di esercizio;</li>
<li>sicurezza in caso di incendio;</li>
<li>resistenza meccanica;</li>
<li>protezione contro il rumore.</li>
</ul>
<p>Attualmente non esistono normative o leggi che obblighino i produttori a dichiarare tutti i componenti dei prodotti da loro commercializzati. Inoltre non vengono mai date indicazioni sulle modalità di produzione dei prodotti stessi, diviene pertanto difficile, attualmente, identificare un prodotto realmente naturale da uno ottenuto semplicemente da sostanze naturali.</p>
<h3>Opere in muratura</h3>
<p>I materiali più comunemente usati per realizzare opere in muratura sono: laterizio, blocchi in cemento alleggerito, blocchi di argilla espansa, pietre naturali, terra cruda e malte.</p>
<p>I laterizi sono materiali da costruzione prodotti da un impasto di argilla acqua e sabbia modellati per estrusione o a mano, asciugati e cotti a una temperatura tra i 900 e 1200°C. I prodotti ricavati da tale lavorazione sono: mattoni pieni, semipieni e forati, blocchi, tegole, ecc.</p>
<p>Il laterizio è considerato un materiale ecologico in quanto la materia prima è abbondantemente disponibile in quasi tutte le regioni in che rende le vie di trasporto relativamente brevi, il materiale può essere facilmente riciclato sotto forma di frantumato per la costruzione di sottofondi di strade e per la produzione di inerti da calcestruzzo (coccio pesto).</p>
<p>Il ciclo produttivo è più impattante sull’ambiente principalmente per due motivi: il primo è legato al fatto che le cave di estrazione influiscono sulla conformazione del paesaggio, il secondo è dovuto alle elevate temperature di cottura richieste con conseguente ingente dispendio di energia.</p>
<p>Praticamente tutti i materiali minerali contengono sostanze radioattive in quantità più o meno elevate; le argille usate per confezionare i laterizi contengono una quantità di radioattività normalmente troppo bassa per causare effetti negativi sulla salute dell’uomo.</p>
<p>I laterizi per murature vengono classificati a seconda del grado di foratura e delle dimensioni in:</p>
<ul>
<li><strong>mattoni pieni:</strong> generalmente non forati con al massimo una foratura fino al 15% dell’area; massa volumica (densità) compresa tra 1300 e 1600 kg/m3; dimensione uni 5,5x12x25;</li>
<li><strong>mattoni semipieni:</strong> con foratura tra il 15 e il 45% dell’area; massa volumica (densità) tra 800 e 1000 kg/m3; dimensione uni 5,5x12x25;</li>
<li><strong>blocchi semipieni:</strong> con foratura tra il 15 e il 45% dell’area; massa volumica (densità) tra 800 e 1000 kg/m3; dimensione doppio uni 12x12x25;</li>
<li><strong>blocchi forati:</strong> con foratura tra il 45 e il 55% dell’area; massa volumica (densità) tra 700 e 800 kg/m3; dimensione doppio uni 12x12x25;</li>
</ul>
<p>I blocchi possono avere anche dimensioni differenti a seconda del produttore e dell’utilizzo che se ne deve fare.</p>
<p>I mattoni pieni e semipieni grazie alla loro maggiore densità ed inerzia termica sono buoni accumulatori di calore e possiedono un elevato potere fono isolante.</p>
<p>Esistono poi i laterizi forati e alleggeriti (detti laterizi porizzati) che si ottengono aggiungendo al normale impasto d’argilla sostanze che, durante la cottura, sviluppano dei gas e rilasciano nella massa dei piccoli pori che aumentano le caratteristiche termoisolanti rispetto al laterizio normale.</p>
<p>Vengono usati per murature perimetrali portanti e di tamponamento.</p>
<p>Le dimensioni sono uguali a quelle del laterizio normale e si distinguono a seconda del grado di foratura e della massa volumica in:</p>
<ul>
<li><strong>blocchi semiforati:</strong> con foratura minore del 45%; massa volumica (densità) tra 800 e 900 kg/m3;</li>
<li><strong>blocchi forati:</strong> con foratura tra il 45 e il 55% dell’area; massa volumica )densità) tra 700 e 80 kg/m3.</li>
</ul>
<p>Tra i materiali per le opere in muratura troviamo:</p>
<ul>
<li>Blocchi in laterizio porizzato con materiale di origine naturale;</li>
<li>Blocchi in laterizio porizzato con materiale di origine inorganica;</li>
<li>Blocchi in laterizio porizzato con materiale di origine artificiale;</li>
<li>Blocchi in laterizio rettificati;</li>
<li>Blocchi in laterizio-sughero;</li>
<li>Mattoni in terra cruda;</li>
<li>Mattoni in legno;</li>
<li>Blocchi cassero in legno mineralizzato;</li>
<li>Blocchi in calcestruzzo alleggerito con argilla espansa;</li>
<li>Blocchi in calcestruzzo cellulare autoclavato.</li>
</ul>
<h3>Le malte</h3>
<p>Per malta si intende il prodotto ottenuto dalla miscela di un legate, ovvero un prodotto inorganico sotto forma di polvere fine, addizionato ad acqua e sabbia.</p>
<p>Esistono molti tipi di malte in commercio in relazione alla loro applicazione le malte si distinguono in:</p>
<ul>
<li>malte per intonaci;</li>
<li>malte per applicazioni di rivestimenti sia a parete sia a pavimento;</li>
<li>malte di allettamento per murature;</li>
<li>malte per impermeabilizzazioni, stuccature, sigillature.</li>
</ul>
<p>In relazione alla natura del legante e del processo di presa e di indurimento le malte si distinguono in:</p>
<ul>
<li>malte a base di grassello di calce;</li>
<li>malte a base di grasselli e di materiali pozzolanici;</li>
<li>malte a base di gesso;</li>
<li>malte a base di leganti idraulici;</li>
<li>malte a base di leganti argillosi;</li>
<li>malte a base di leganti organici;</li>
<li>malte a base di più leganti.</li>
</ul>
<p>Gli aggregati possono essere costituiti da sabbia (di fiume, di cava, di litorale), rocce frantumate, materiali rocciosi a comportamento idraulico (pozzolana), cocciopesto, frammenti di malte da reimpiego.</p>
<p>Altri componenti di natura organica e/o inorganica possono essere presenti eventualmente per conferire all’impasto caratteristiche particolari: paglia, pula, crine animale, carbone, pomice, ecc..</p>
<p>Le malte impiegate nell’edilizia, per influire positivamente il microclima abitativo e consentire l’interazione uomo-edificio-ambiente, devono possedere i seguenti requisiti:</p>
<ul>
<li>natura porosità, il rapporto tra volume dei vuoti e il volume totale del materiale deve consentire un’adeguata traspirabilità;</li>
<li>buona traspirabilità, capacità di avere un elevato scambio igrometrico con l’ambiente in grado di regolare le variazioni di umidità;</li>
<li>capacità igroscopica, potere di assorbire il vapore acqueo o umidità dell’aria e di cederlo all’esterno;</li>
<li>buona inerzia termica, capacità di non disperdere il calore accumulato;</li>
<li>protezione acustica e protezione dai rumori in generale, con particolare riguardo alla risonanza, alla riflessione sonora ed al riverbero;</li>
<li>riciclabilità, possibilità di riutilizzo delle materie prime impiegate;</li>
<li>tossicità, assenza di sostanze tossiche nella composizione che possono essere rilasciate nell’ambiente;</li>
<li>basso inquinamento e ridotto consumo energetico durante tutto il processo produttivo e nella fase di post-vita;</li>
<li>salvaguardia delle risorse naturali;</li>
<li>manutenibilità.</li>
</ul>
<p>I leganti sono materiali in grado di indurire a contatto con l’aria o con l’acqua in relazione a questa caratteristica le malte vengono definite malte aeree o idrauliche.</p>
<p>Classificazione delle malte:</p>
<ul>
<li>malte aeree: gesso o calci aeree (calce viva in zolle o idrata, più sabbia e acqua);</li>
<li>malte idrauliche: calci eminentemente idrauliche o agglomerati cementizi, più sabbia e acqua; o calce aerea più pozzolana e acqua (malte pozzolaniche);</li>
<li>malte idrauliche plastiche: calci eminentemente idrauliche o agglomerati cementizi più sabbia e acqua;</li>
<li>malte cementizie: cementi, più sabbia e acqua;</li>
<li>malte composte o bastarde: due o più leganti insieme, più sabbia e acqua;</li>
<li>malte additive: le malte precedenti più un additivo plastificante, impermeabilizzante, antigelo, ecc..</li>
</ul>
<p>In relazione al tipo di applicazione della malta, dovrà essere scelta, inoltre, la granulometria della sabbia, quindi le malte si classificano in base all’utilizzo in:</p>
<ul>
<li>malte per murature: tutte le malte sopraelencate;</li>
<li>malte per intonaci: tutte le malte sopraelencate con una sabbia di granulometria ridotta;</li>
<li>malte per sottofondi: malte composte con prevalenza di calce idraulica ed aerea, nel caso di pavimenti rigidi e resistenti; si impiegano, invece, malte cementizie per la posa di rivestimenti flessibili.</li>
</ul>
<p>L’acqua d’impasto delle malte e dei calcestruzzi assicura idratazione al legante, conferisce alle malte ed al calcestruzzo lavorabilità e plasticità per la messa in opera del prodotto, partecipa, inoltre, alla coesione del materiale indurito. Il tenore di acqua presente nelle miscele è in grado di intervenire sulle proprietà meccaniche, fisiche e chimiche in tutte le fasi di vita del conglomerato.</p>
<p>Da evitare sono tutte le malte a base cementizia che, oltre ad essere poco porose e quindi poco permeabili al vapore acqueo, non sono consigliabili nell’impiego per intonaci, e richiedono, inoltre, enormi dispendi energetici in fase di produzione.</p>
<h3>I materiali termoisolanti</h3>
<p>Materiali termoisolanti sono detti quelli che possiedono una bassa conduttività termica (normalmente inferiore a 0,05 W/mK). Si tratta principalmente di materiali porosi (alveolari) e fibrosi in cui è racchiusa aria, la quale è un cattivo conduttore di calore. I migliori materiali termoisolanti possiedono struttura alveolare con pori ben chiusi.</p>
<p>La conduttività termica dei materiali è indicata nelle schede tecniche dei prodotti, ma i valori indicati sono leggermente più bassi rispetto a quelli effettivi, perché vengono stabiliti in laboratorio dove il tasso di umidità è inferiore rispetto a quello riscontrabile negli edifici.</p>
<p>I materiali fibrosi, e anche alcuni di quelli porosi, sono igroscopici, cioè assorbono facilmente umidità. L’umidità assunta espelle l’aria e quindi ne diminuisce la proprietà termoisolante. I materiali igroscopici devono pertanto essere protetti contro l’umidità e si prestano soprattutto all’impiego in costruzioni a secco. Nella scelta del materiale termoisolante si dovrebbero valutare non solo le caratteristiche tecniche, che sono ovviamente le più importanti, ma anche quelle ecologiche. I migliori pregi termoisolanti li possiedono certi materiali sintetici, che, però, dal punto di vista ambientale, causano diversi problemi.</p>
<p>Vengono di seguito classificati, in base all’origine e alla struttura, i materiali termoisolanti che possono essere utilizzati nell’edilizia ecologica:</p>
<p><strong>Origine minerale &#8211; struttura cellulare:</strong></p>
<ul>
<li>Argilla espansa;</li>
<li>Perlite espansa;</li>
<li>Vermiculite espansa;</li>
<li>Pomice naturale;</li>
<li>Vetro cellulare.</li>
</ul>
<p><strong>Origine vegetale &#8211; struttura fibrosa:</strong></p>
<ul>
<li>Fibra di cellulosa;</li>
<li>Fibra di legno;</li>
<li>Fibra di legno mineralizzata;</li>
<li>Fibra di canapa;</li>
<li>Fibra di lino;</li>
<li>Fibra di cocco;</li>
<li>Fibra di juta;</li>
<li>Canna palustre.</li>
</ul>
<p><strong>Origine vegetale &#8211; struttura cellulare:</strong></p>
<ul>
<li>Sughero.</li>
</ul>
<p><strong>Origine animale &#8211; struttura fibrosa:</strong></p>
<ul>
<li>Lana di pecora.</li>
</ul>
<h3>Materiali impermeabilizzanti</h3>
<p>Le guaine impermeabilizzanti traspiranti hanno la funzione di proteggere l’edificio ed i suoi elementi dalla penetrazione dell’umidità, che può causare danni alle strutture e compromettere il microclima interno. Nell’uso di questi materiali è necessario prendere in considerazione il fatto che ogni intervento di impermeabilizzazione influisce sullo scambio naturale tra ambiente esterno ed interno, pertanto gli interventi dovrebbero limitarsi a quelli veramente indispensabili.</p>
<p>I materiali da impiegarsi per la realizzazione delle impermeabilizzazioni dovranno essere il più possibile naturali, traspiranti e garantire in ogni caso l’assenza di qualunque infiltrazione d’acqua e la durabilità nel tempo dei requisiti originari.</p>
<p>Qualsiasi impermeabilizzazione sarà posta su piani predisposti con le opportune pendenze. Le impermeabilizzazioni, di qualsiasi genere, dovranno essere eseguite con la maggiore accuratezza possibile, specie in vicinanza di fori, passaggi, cappe, ecc.. Le guaine impermeabilizzanti traspiranti possono essere di origine sintetica o di origine vegetale.</p>
<p>Tra i materiali impermeabilizzanti troviamo:</p>
<ul>
<li>Guaine i polietilene traspiranti;</li>
<li>Guaine in poliacrilico;</li>
<li>Guaine bentonitiche;</li>
<li>Carte Kraft;</li>
<li>Carte oleate.</li>
</ul>
<p>Tra i materiali per la bioedilizia non possiamo trascurare l&#8217;utilizzo e l&#8217;apporto di materiali più comuni come:</p>
<p><strong>Il vetro</strong></p>
<p>Negli edifici con estese superfici vetrate più che in altre situazioni, le tipologie di vetri utilizzate rivestono un’importanza molto rilevante in quanto possono essere causa di dispersioni termiche molto elevate e di surriscaldamento estivo.</p>
<p>I vetri basso-emissivi sono resi riflettenti all’infrarosso lungo, mediante il deposito di metalli o di sali metallici semiconduttori ottenuto per polverizzazione catodica. Le vetrate così trattate possono ridurre le dispersioni fino al 40% rispetto a quelle tradizionali. I vetri basso emissivi sono caratterizzati anche da un elevato fattore solare e un’elevata trasmissione luminosa che da un lato limita la fuoriuscita del calore, dall’altro favorisce l’ingresso di luce e “calore solare”, con conseguente vantaggio sul bilancio energetico e quindi economico.</p>
<p>Esistono, inoltre, pellicole per il risparmio energetico che possono essere applicate alle vetrate esistenti: le pellicole consistono in uno strato isolante che applicato al vetro crea una barriera ai raggi del sole. Un vetro normale senza pellicola fa passare l’82% dell’energia solare che lo colpisce, lo stesso vetro trattato con pellicola solare farà passare solo il 20% dell’irraggiamento solare, riducendo anche il fenomeno dell’abbagliamento.</p>
<p>Il problema delle estese vetrate non riguarda soltanto il risparmio sul condizionamento dei locali ma anche la possibilità che la merce esposta, nel caso si tratti di spazi abitativi al terziario commerciale, subisca delle alterazioni di colore dovute ai raggi ultravioletti ed alla radiazione solare diretta. Le pellicole in molti casi possono anche ridurre questo inconveniente.</p>
<p>Per accrescere il risparmio energetico vanno sempre utilizzate sistemi a vetrocamera (costituiti da più vetri separati da camera d’aria) e non i vetri singoli, questi possono essere anche corredati da un sistema a tendine montate all’interno di due lastre di vetro il cui scorrimento avviene in un ambiente sigillato, isolato dalla polvere, tale da evitare qualsiasi problema di pulizia e manutenzione. I movimenti di sollevamento e orientamento possono essere azionati mediante l’accoppiamento di un motore esterno, e da un motore interno, o più semplicemente manualmente.</p>
<p><strong>L’acciaio</strong></p>
<p>L’acciaio è una lega di ferro-carbonio che contiene un tenore di carbonio inferiore al 2% e piccole quantità di altri elementi come il silicio, il magnese, lo zolfo ed il fosforo. Le materie prime utilizzate per la produzione dell’acciaio sono:</p>
<ul>
<li>la ghisa grigia proveniente dall’alto forno a cui viene ridotto il tenore di impurità;</li>
<li>i rottami di ferro, derivato da recuperi civili ed industriali;</li>
<li>le ferroleghe che non hanno impiego autonomo ma vengono preparate per essere utilizzate nella produzione di acciai e ghise speciali; queste contengono una percentuale di carbonio molto bassa (dallo 0,1 all’1%) con elevati tenori di altri elementi come il silicio, magnese, il cromo il nichel, ecc. che vengono aggiunte agli acciai per migliorarne le caratteristiche.</li>
</ul>
<p>L’acciaio può degradarsi in due forme distinte: per ossidazione o per corrosione. Mel primo caso gli atomi superficiali del materiale reagiscono con l’ossigeno formando un ossido. Lo stato di ossido risulta poco aderente al materiale sottostante, pertanto, il processo può proseguire e non riguardare soltanto lo strato superficiale del metallo. L’ossidazione avviene in assenza di umidità. Il processo di corrosione del materiale avviene invece in presenza di umidità; in questo caso il processo genera sul materiale zone portatrici di cariche positive e negative. Tutti gli ambienti umidi risultano pertanto corrosivi nei confronti dell’acciaio.</p>
<p>Nell’ambiente edilizio l’acciaio inossidabile sta assumendo sempre più un ruolo di primo piano nel settore delle costruzioni sia civili che industriali e nel consolidamento delle strutture portanti degli edifici monumentali. Questo è dovuto soprattutto alle garanzie di durata e di resistenza alla corrosione tradizionale riconosciute e ad altre specifiche proprietà. Progettisti, architetti e tecnici del settore danno oggi sempre più importanza anche ad altre doti di questi materiali; in particolari alle elevate caratteristiche meccaniche, di resistenza al fuoco e all’assenza di manutenzione nel tempo che consentono grandi vantaggi nelle applicazioni strutturali.</p>
<p>L’utilizzo dell’acciaio va ridotto a funzioni pertinenti alle sue proprietà in quanto nel processo produttivo viene richiesto un dispendio energetico notevole e le attività minerarie hanno un notevole impatto ambientale.</p>
<p>Gli impatti ambientali legati alla produzione di acciaio, riguardano anche i trattamenti superficiali cui il materiale viene sottoposto per migliorare le caratteristiche meccaniche, estetiche e funzionali.</p>
<p>Aspetti ambientali di questi trattamenti superficiali cui il materiale viene sottoposto sono la produzione di fanghi contenenti metalli o l’emissione di composti organici volatili. L’acciaio viene comunemente recuperato e riutilizzato, in molti casi però in relazione al tipo di applicazione del materiale il recupero del materiale risulta difficile e oneroso.</p>
<p>L’acciaio da utilizzare in eventuali getti in calcestruzzo armato o pre le strutture in acciaio dovranno essere realizzate secondo le indicazioni di progetto, impiegando esclusivamente acciaio diamagnetico a struttura austenitica inossidabile per non creare alterazioni di campo magnetico terrestre, e per eliminare qualsiasi interferenza di tipo magnetico.</p>
<p><strong>L’alluminio</strong></p>
<p>L’alluminio è uno degli elementi più diffusi in natura. Forma circa l’8% della crosta terrestre e si trova all’interno di minerali come bauxite, criolite, e molti silicati. L’alluminio, combinato con ad esempio, rame, zinco, e magnese forma numerose leghe dette leghe leggere.</p>
<p>L’alluminio puro ha un bell’aspetto senza necessità di ulteriori finiture, ma la sua superficie può essere ugualmente trattata con un’ampia gamma di rivestimenti, dalle verniciature alle anodizzazioni colorate.</p>
<p>L’industria edile europea utilizza 1,2 milioni di tonnellate d’alluminio all’anno, ponendosi così come il secondo maggior settore di utilizzo del metallo.</p>
<p>La possibilità di anodizzarlo o colorarlo senza bisogno di altre finiture o riverniciature sul posto, la capacità di essere estruso in profilati anche complessi, lo rende particolarmente adatto per scale, ringhiere, tetti, porte, pareti e serramenti per i quali, in alcuni paesi, è il materiale che detiene fino all’80% del mercato.</p>
<p>L’alluminio è un materiale leggero duraturo e facilmente lavorabile. A parità di volume, l’alluminio pesa solamente un terzo dell’acciaio, pertanto, nelle applicazioni meccaniche, si possono ottenere risparmi significativi di peso.</p>
<p>Il materiale sviluppa velocemente una pellicola impermeabile di ossido sulle superfici esposte all’aria, questa è estremamente resistente alla corrosione atmosferica anche in ambienti marini. Questa caratteristica dell’alluminio di passivarsi, ossia di ricoprirsi (quando è esposto ad esempio all’aria umida) di un sottile strato di ossido estremamente aderente ed impermeabile che lo protegge dall’ulteriore attacco, conferisce al materiale durevolezza; normalmente anche se lo strato protettivo viene asportato o localmente interrotto, immediatamente se ne riforma un altro.</p>
<p>L’alluminio presenta una buona conducibilità termica ed elettrica; queste caratteristiche fisiche lo rendono adatto ad applicazioni per il riscaldamento ed il raffrescamento. Divine problematica la sua applicazione nei serramenti che disperdono il calore durante i mesi invernali e non isolano sufficientemente gli ambienti in quelli estivi. Pertanto nella fabbricazione dei serramenti spesso vengono inseriti dei tagli termici all’interno del serramento stesso. L’alluminio può essere modellato, con tutte le comuni tecniche di lavorazione, più facilmente della maggior parte degli altri metalli. È facile da colare, o presso colare, in forme precise e complesse. Può essere forgiato, laminato fino ad ottenerne un foglio sottilissimo, estruso in profili complessi o piegato.</p>
<p>L’alluminio richiede, a parità di quantità prodotta, un dispendio energetico doppio rispetto a quello necessario per produrre l’acciaio. Tuttavia l’alluminio è facilmente riciclabile, con un costo energetico pari ad un ventesimo di quello necessario per la sua prima fusione: quasi un terzo dell’alluminio consumato oggi è prodotto riciclando rottami. La conducibilità termica del materiale è superata soltanto da quella dell’argento, del rame e dell’oro.</p>
<p><strong>Il rame</strong></p>
<p>Il rame e le sue leghe furono tra i primi materiali metallici prodotti. Grazie alle sue caratteristiche estetiche il rame ha trovato nei secoli moltissime applicazioni in edilizia. Il suo impiego è ancora oggi molto diffuso possedendo elevate proprietà quali: la conduttività elettrica, la conducibilità termica, la resistenza in molti ambienti corrosivi, la duttilità e la tenacità.</p>
<p>Le distinzioni dei diversi tipi di rame è fatta in relazione alla quantità di ossigeno presente nel metallo e alle conseguenze che la presenza dell’ossigeno ha sulle proprietà e le caratteristiche del materiale.</p>
<p>La presenza di un alto tenore di ossigeno all’interno del metallo lo rende più fragile se scaldato ad una temperatura superiore ai 400°C in ambiente contenente idrogeno.</p>
<p>Il materiale presenta una buona resistenza alla corrosione, per questo viene spesso impiegato in edilizia per la realizzazione di facciate, coperture ed altri elementi decorativi. La sua capacità di non deteriorarsi a contatto con gli agenti atmosferici, ma al limite di modificare solamente la sua colorazione, rende inutili i trattamenti di verniciatura protettiva.</p>
<p>La norma UNI 12861 specifica i requisiti e le caratteristiche dei rottami di rame e le sue leghe, utilizzabili per fusione diretta. La norma prescrive le caratteristiche del rottame, prove e analisi da effettuare per verificare la sua qualità. Sono anche indicati i valori massimi ammessi delle impurità metalliche.</p>
<p>Uno dei principiali problemi legati all’impiego di questo materiale riguarda i costo energetici ed ambientali utilizzati per la sua produzione. Come l’alluminio e l’acciaio, però, anche il rame al termine della sua vita utile può essere totalmente riciclato senza perdere le sue proprietà intrinseche.</p>
<p>Un’importante caratteristica del materiale riguarda la sua capacità di inibire l’accrescimento di batteri nocivi alla salute umana tra i quali anche quello della Legionella Pneumophila.</p>
<p>Le conduttività elettrica e termica del rame sono superiori a quelle di altri materiali favorendone, pertanto, in determinate applicazioni il risparmio energetico; è infatti molto utilizzato nella realizzazione di tubi e fili per l’impiantistica. Tutte le applicazioni connesse allo scambio termico beneficiano delle caratteristiche del rame: scambiatori di calore per centrali elettriche ed altri impianti, caldaie murali a gas, ecc.. Nel settore dell’impiantistica il tubo in rame viene utilizzato per le sue doti di resistenza al calore e per la sua conducibilità termica, negli impianti di riscaldamento a radiatori e nei pannelli radianti a pavimento e a parete. Il materiale è stato utilizzato anche, sotto forma di laminati e tubi di rame per la realizzazione di pannelli per l’acqua calda sanitaria.</p>
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		<title>La Diagnosi Termografica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 15:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[La valutazione istantanea dell&#8217;energia termica emessa per irraggiamento da una superficie attraverso particolari sensori consente di effettuare indirettamente una mappatura della temperatura superficiale. Scopo dell&#8217;indagine termografica è proprio quello di valutare le temperature superficiali delle pareti e, sulla base di queste informazioni che sono rese in formato digitale con immagini bidimensionali, comprendere se in determinati [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La valutazione istantanea dell&#8217;energia termica emessa per irraggiamento da una superficie attraverso particolari sensori consente di effettuare indirettamente una mappatura della temperatura superficiale. Scopo dell&#8217;indagine termografica è proprio quello di valutare le temperature superficiali delle pareti e, sulla base di queste informazioni che sono rese in formato digitale con immagini bidimensionali, comprendere se in determinati punti della struttura si verificano delle situazioni particolari.</p>
<p>La termografia riveste un ruolo essenziale nelle indagini non distruttive e nel settore del risparmio energetico trova una sempre più larga diffusione anche nella diagnostica degli edifici. I fattori di successo di questa tecnica sono dovuti all&#8217;innovazione tecnologica degli strumenti e, non ultimo, ai costi delle apparecchiature che diventano anno dopo anno sempre più accessibili.</p>
<p>In commercio esistono diversi modelli di termocamera con differenti tipologie di sensori. Generalmente per avere delle buone analisi è consigliabile utilizzarne una con una risoluzione minima di 160&#215;120 pixel, dove l&#8217;edifico può essere &#8220;fotografato&#8221; nella sua interezza a distanze contenute. Una risoluzione maggiore consente ovviamente di avere una immagine con un maggiore dettaglio anche quando la superficie, è proprio il caso degli edifici, è particolarmente estesa.</p>
<p>Le immagini IR sono ricavate da piastre sensibili allo spettro dell&#8217;infrarosso e sono formate da un determinato numero di sensori che vanno a disegnare una matrice, i segnalivengono poi convertiti formando l&#8217;immagine visibile sul display o nell&#8217;oculare della termocamera.</p>
<p>In funzione delle analisi da svolgere, l&#8217;operatore potrà poi andare a sostituire le ottiche e scegliere se utilizzare teleobbiettivi o grandangolari. Il parametro più importante da impostare correttamente è l&#8217;emissività dell&#8217;oggetto su cui si interviene con l&#8217;analisi termografica, normalmente gli oggetti presentano emissività che vanno approssivativamente da 0,1 a 0,95. L&#8217;emissività di una superficie molto lucida (specchio) scende sotto 0,1, mentre una superficie ossidata o pitturata ha un&#8217;emmissività molto maggiore. Vernici a olio, senza colore nello spettro visibile, hanno un&#8217;emissività sopra 0,9 nell&#8217;IR. La pelle umana ha un&#8217;emissività vicina a 1.</p>
<p>Le applicazioni della termografia sono le più varie:</p>
<p><strong>in edilizia</strong></p>
<ul>
<li>analisi delle facciate nel periodo invernale per individuare le zone di massima dispersione di calore e nel periodo estivo per la verifica dei distacchi d&#8217;intonaco;</li>
<li>analisi e verifica ponti termici e variazioni murarie;</li>
<li>analisi e verifica superfici trasparenti verticali;</li>
<li>rilevamento dell&#8217;umidità nelle murature, l&#8217;individuazione di distacchi su affreschi, mosaici e intonaci, lo studio composizionale di murature antiche e moderne, nonchè il rilievo delle superfici maggiormente a rischio per fattori microclimatici (per queste problematiche visita il sito www.technoumido.it);</li>
<li>refrattarietà e isolamento scarsi;</li>
<li>tubazioni (dispersione della linea di distribuzione del vapore, serpentine, ecc&#8230;);</li>
<li>infiltrazioni d&#8217;acqua;</li>
</ul>
<p><strong>nel campo elettrico</strong></p>
<ul>
<li>fotovoltaico (hot-spots, ombreggiamenti, celle, moduli o serie malfunzionanti, errori di cablaggio, ecc&#8230;);</li>
<li>componenti elettrici guasti;</li>
<li>punti di falsi contatti nei quadri elettrici;</li>
<li>rilevamento difetti su linee di alta tensione;</li>
</ul>
<p><strong>in macchina per la verifica di componenti meccanici surriscaldati.</strong></p>
<p>Nelle sue applicazioni in edilizia, la termografia è uno strumento usato anche per la valutazione delle diverse tipologie di strutture trasparenti verticali presenti negli edifici. In questo caso si rivela uno strumento utiler soprattutto per la verifica in opera dell&#8217;installazione di serramenti bassoemissivi, altrimenti non riconoscibili a occhio nudo.<br />
Consente inoltre, in fase di diagnosi, di riconoscere le zone di massima dispersione energetica, di tracciare le colonne e le posizioni dei terinali scaldanti, ma, soprattutto, di rivelare le diverse tipologie di involucro e i ponti termici.</p>
<p>La diagnosi termografica costituisce sicuramente uno strumento utile per chi si occupa di diagnostica energetica degli edifici e non solo.</p>
<p>La termocamera è uno strumento interessante e talora indispensabile per alcune applicazioni. Interessante è l&#8217;abbinamento tra la termocamera (strumento che restituisce una informazione in modo istantaneo) e altri strumenti, come per esempio, il termoflussimetro che, al contrario, restituisce valori precisi dell&#8217;informazione rilevata ma con tempi molto più lunghi.</p>
<p>Nel caso non si possano effettuare analisi distruttive, come carotaggi, per valutare la corretta stratigrafia della parete, l&#8217;abbinamento dei due strumenti può essere uno combinazione vincente in quanto la termocamera ha la funzione di fornire elementi per una corretta valutazione dei punti sui quali è più conveniente applicare i sensori di temperatura.</p>
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		<title>Vantaggi delle costruzioni in legno</title>
		<link>https://www.informazionecasa.it/vantaggi-delle-costruzioni-in-legno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 12:14:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Case in legno]]></category>
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					<description><![CDATA[Con questo articolo vogliamo evidenziare quali sono i vantaggi della realizzazione di una casa in legno anche in virtù delle nuovo normative europee sul risparmio energetico. 1. Benessere e comfort abitativo Trascorriamo il 90% della nostra vita moderna in ambienti chiusi. Il nostro benessere dipende dal clima dell’ambiente che si sviluppa nelle nostre abitazioni. Oltre [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo articolo vogliamo evidenziare quali sono i vantaggi della realizzazione di una casa in legno anche in virtù delle nuovo normative europee sul risparmio energetico.</p>
<h3>1. Benessere e comfort abitativo</h3>
<p>Trascorriamo il 90% della nostra vita moderna in ambienti chiusi. Il nostro benessere dipende dal clima dell’ambiente che si sviluppa nelle nostre abitazioni.<br />
Oltre alla domotica intelligente, influisce sul comfort abitativo soprattutto la corretta scelta dei materiali. Recenti ricerche dimostrano che materiali come legno, fibre di legno o sughero risultano confortevoli già a temperatura ambiente, mentre quelli come il cemento o la pietra diventano termicamente confortevoli soltanto con temperature superficiali attorno ai 30°C.<br />
Virus, batteri e muffa costituiscono un crescente rischio per la salute: il legno è antibatterico e particolarmente adatto per persone che soffrono di allergie grazie al suo effetto climatico ambientale.<br />
Il materiale legno ha le caratteristiche positive della naturalezza, calore e intimità. Il legno regola il clima, accumula calore e umidità e ci protegge nella stagione estiva dal surriscaldamento.</p>
<h3>2. Ecocompatibilitá eccezionale – costruzioni sostenibili</h3>
<p>Il bilancio ecologico di un materiale descrive il suo intero ciclo di vita: dall’estrazione, attraverso la produzione e la lavorazione, fino all’utilizzazione e lo smaltimento.<br />
Il legno è l’unico materiale che necessita solo di acqua, aria e sole per crescere e che mantiene il suo bilancio di CO2 equilibrato, ovvero il legno assorbe la CO2 dannosa dall’aria e la restituisce solo dopo la combustione o il macero. Al momento del recupero del legno si hanno pochissime emissioni e la sua lavorazione è possibile anche senza tecniche impegnative e costose. Rispetto alle costruzioni in laterizio, il consumo di energia totale del legno è il 75% in meno. Questa enorme differenza deriva dal fatto che i mattoni necessitano di temperature molto elevate a lunga durata che vengono generate con combustibili fossili.<br />
Il legno non è mai un rifiuto, ma è, e rimane, un prodotto di pregio. Mentre i calcinacci minerali devono essere smaltiti in modo separato e costoso, il legno può essere trasformato nuovamente in materiali derivati dal legno o semplicemente usato come combustibile naturale. Anche rispetto alla sostenibilità, il legno non ha eguali: attualmente la ricrescita annuale è nettamente più alta del fabbisogno.<br />
Sapevi che nelle foreste dell’Alto Adige una modesta casa di legno “ricresce” in una sola ora?</p>
<h3>3. Alta protezione termica – costruire senza ponti termici</h3>
<p>Il legno spicca per la sua bassa conducibilità termica. Lo spessore di una parete di legno, in combinazione con pregiati materiali termoisolanti, può essere ridotto in confronto ad altri materiali senza alterare il valore prescritto dalle normative. Quindi il legno come materiale edile non adempie solo a compiti costruttivi, ma in gran parte funge anche da isolamento termico. Oltre a ciò la maggiore temperatura superficiale del legno crea un clima abitativo molto accogliente.<br />
Grazie a queste proprietà, anche i provvedimenti per evitare i ponti termici sono nettamente inferiori che nelle costruzioni di muratura. Per ponte termico si intende una parte di costruzione dove il comportamento termico è considerevolmente differente rispetto a quelle circostanti. L’accurata attenzione ad ogni particolare insieme alle proprietà isolanti del legno consentono una costruzione quasi senza ponti termici. Per questa ragione ogni casa in legno diventa automaticamente una CasaClima!</p>
<h3>4. Costruzione traspirante &#8211; protezione dall’umidità</h3>
<p>Nella vita quotidiana vi sono tante attività, come cucinare o fare la doccia, che producono vapore acqueo. Quando il vapore permea attraverso materiali edili porosi dalla parte calda a quella fredda, si parla di diffusione.<br />
Il legno agisce da regolatore di umidità, ovvero assorbe l’umidità sovra eccedente e la restituisce all’occorrenza. Queste proprietà igroscopiche del legno lo rendono ideale per le costruzioni permeabili al vapore. Assieme a materiali idonei e a strati funzionali disposti in modo corretto, la formazione di acqua di condensazione all’interno dell’elemento strutturale può essere evitata. È importante che l’involucro della struttura sia a tenuta d’aria, in modo che l’accumulo di umidità sia ridotto al minimo. Oltre a ciò una costruzione traspirante è capace di espellere l’aria viziata e mali odori all’esterno.<br />
In confronto alle costruzioni di muratura con il loro elevato contenuto d’acqua, le costruzioni in legno traspiranti diminuiscono il rischio di formazione di muffa con il conseguente deterioramento delle condizioni igienico ambientali e delle parti costruttive.</p>
<h3>5. Statica e antisismica</h3>
<p>Grazie alle nuove norme sismiche europee è possibile descrivere il comportamento delle strutture di legno in maniera più realistica. L’edificazione in zone sismiche si configura pertanto molto più sicura. Antiche costruzioni miste legno-pietra hanno dimostrato che possono resistere comodamente anche a terremoti devastanti.<br />
Il legno possiede inoltre un’altra proprietà molto importante: le sue caratteristiche meccaniche aumentano al diminuire della durata dell’azione sollecitante. Questo fatto rende il legno particolarmente adatto a resistere ad azioni di breve durata proprio come sisma e vento. Nella maggior parte dei casi gli elementi di legno sono collegati tra loro con connettori deformabili. Questi tipi di connettori, se adeguatamente dimensionati, permettono alle strutture di legno di raggiungere quel comportamento duttile che è indispensabile per la resistenza all’azione sismica. Se confrontate inoltre con le costruzioni in muratura, tali strutture hanno una massa molto minore e pertanto risentono meno dell’azione sismica. Le costruzioni in legno sono caratterizzate da un ottimo rapporto tra resistenza e peso proprio.<br />
Il legno dispone di ottimi margini di sicurezza, che si sapranno apprezzare in caso di emergenza.</p>
<h3>6. Prefabbricazione &#8211; sistema di costruzione a secco</h3>
<p>Nel settore della prefabbricazione il legno è senza dubbio il numero uno. Il grado di prefabbricazione può essere adeguato alle esigenze individuali.<br />
Grazie alla progettazione dettagliata di ogni elemento, occorrono solo alcuni giorni per il montaggio di una casa in legno, incluso il tetto. In questo modo anche l’arco di finanziamento si accorcia nettamente. La lavorazione eseguita in stabilimento è indipendente dalle condizioni climatiche e ciò consente di ottenere livelli di qualità maggiori oltre ad un continuo controllo della qualità stessa. In confronto ai materiali a base minerale, le costruzioni di legno non necessitano dei termini per il disarmo e dei tempi di asciugatura. Ciò ha come vantaggio che tutte le case di legno sono immediatamente abitabili!</p>
<h3>7. Isolamento acustico elevato</h3>
<p>In un mondo frenetico, dove il rumore è dappertutto, cresce il bisogno di calma e tranquillità. Per questo motivo la richiesta di isolamento acustico è sempre maggiore.<br />
Le pareti non devono essere per forza pesanti e massicce. Le moderne strutture di legno combinano costruzioni multistrato con materiali termoisolanti. Il disaccoppiamento acustico e un accurato studio dei dettagli di connessione consentono persino di rispettare i requisiti acustici più severi. In questo modo le case di legno sono in grado di raggiungere la stessa protezione contro il rumore aereo delle costruzioni in muratura, addirittura con spessori e massa minori. Anche il rumore da calpestio può essere limitato con un’accurata scelta degli strati di sottofondo e di controsoffitto.<br />
Se vengono presi in giusta considerazione tutti gli aspetti come l’orientamento dell’edificio, una accurata divisione dello spazio, la separazione di ambienti di quiete da quelli rumorosi, una casa di legno può essere una vera oasi di pace e intimità.</p>
<h3>8. Protezione antincendio</h3>
<p>Viene spesso erroneamente affermato che il rischio di incendio nelle case di legno è maggiore di quello delle costruzioni di muratura. Ci sono però tanti vantaggi del legno che confutano questa scorretta informazione nel caso d’incendio. Lo sanno tutti che un pezzo di legno è facilmente infiammabile solo quando le sue dimensioni sono piccole. Però le costruzioni di legno sono tutt’altro che di piccole dimensioni! Nella maggior parte dei casi non è il legno strutturale a bruciare per primo, ma l’arredamento d’interni, come i tappeti, i mobili e le tende. Qui non c’è nessuna distinzione rispetto alle costruzioni in muratura.<br />
La bassa conducibilità termica del legno comporta che, in caso d’incendio, l’acqua fuoriuscente crea uno strato di carbone, il quale protegge il legno sottostante dal fuoco. Un altro vantaggio del legno in caso d’incendio é l’abilità di preannunciare la sua perdita di capacità portante scricchiolando prima di crollare; al contrario una struttura in metallo cede imprevedibilmente. Il legno brucia senza deformarsi come il metallo, ne fondersi come la plastica. In tale maniera le vie di fuga rimangono sicure e non costituiscono altri pericoli.<br />
Questo è quanto riconosciuto anche da famose compagnie assicurative che offrono gli stessi premi assicurativi per le case di legno e di muratura. Persino i Vigili del Fuoco non trovano dubbi a costruire la propria abitazione con una struttura di legno.</p>
<h3>9. Durabilità e manutenzione</h3>
<p>È ancora diffusa la presupposizione che la casa di legno non abbia la stessa durabilità di una in muratura. Come si osserva però nei paesi nordeuropei ed in quelli nordamericani, il legno è un materiale amato e largamente utilizzato da molte generazioni ed il numero di edifici di legno pubblici o privati è enorme, aggirandosi nell&#8217;ordine dei milioni.<br />
In linea con le normative e disposizioni tecniche, la durata delle case di legno è stata fissata in cinquant&#8217;anni.<br />
L&#8217;esperienza ci dimostra però che una costruzione di legno di cinquant&#8217;anni può resistere tranquillamente per ulteriori 50 anni, presentando la stessa stabilità. Ma vista la velocità con cui cambiano tecnica, livello di vita, questioni ecologiche ed eventi, non pare desiderabile una durata fino all’eternità.<br />
Il progresso continuo e le ricerche nel settore delle costruzioni di legno hanno contribuito a scongiurare, con tecniche adeguate, il maggior pericolo per il legno: l’acqua. In questo modo si garantisce la durabilità nel tempo.</p>
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		<title>Casa clima concetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2016 08:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Definizione e generalità sul concetto di Casa Clima CasaClima (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici. Si avvale di calcolo convenzionale codificato. È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell&#8217;ufficio &#8220;Aria e Rumore&#8221;, del Dipartimento all&#8217;Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia di Bolzano. È entrato in vigore nel 2005. CasaClima [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Definizione e generalità sul concetto di Casa Clima</p>
<p>CasaClima (in tedesco KlimaHaus) è un metodo di certificazione energetica degli edifici. Si avvale di calcolo convenzionale codificato. È stato ideato da Norbert Lantschner, ex direttore dell&#8217;ufficio &#8220;Aria e Rumore&#8221;, del Dipartimento all&#8217;Urbanistica, Ambiente ed Energia della provincia di Bolzano. È entrato in vigore nel 2005.</p>
<p>CasaClima aiuta i professionisti a valutare i propri edifici in fase di progettazione stabilendo a quale classe energetica dovranno appartenere una volta realizzati.</p>
<p>La nuova normativa proposta dalla provincia di Bolzano, impone la &#8220;classe C&#8221; come standard minimo a cui riferire la progettazione e la realizzazione degli edifici. Per &#8220;classe C&#8221; si intende un valore di consumo energetico inferiore a 70 kWh/m²y all&#8217;anno (paragonabile al potere calorifico di 7 litri di gasolio per riscaldare efficientemente per un anno la superficie di 1 m²). Soluzioni migliorative certificabili comprendono la &#8220;classe B&#8221; (=50 kWh/m²y pari a 5 litri/m², detta anche casa da 5 litri), la &#8220;classe A&#8221; (=30 kWh/m²y pari a 3 litri/m², detta anche casa da 3 litri) e la &#8220;classe oro&#8221; (=10 kWh/m²y pari a 1 litro/m², detta anche casa da 1 litro). Tali valori non tengono conto delle perdite legate al funzionamento dell&#8217;impianto termotecnico. Essendo il calcolo convenzionale, non è detto che il fabbisogno dell&#8217;edificio reale corrisponda a quanto stimato dal certificato CasaClima. È possibile, se lo si ritiene opportuno, certificare gli edifici anche all&#8217;esterno della Provincia di Bolzano.</p>
<p>CasaClima nasce in ottemperanza a quanto già licenziato dalla Comunità Europea come Direttiva Cee 2002/91/Ce, che, a seguito del protocollo di Kyoto, tratta la questione della certificazione energetica degli edifici.</p>
<p>KlimaHouse è anche il nome del salone dedicato al risparmio energetico, tenuto annualmente nella Fiera di Bolzano alla fine di Gennaio.</p>
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		<title>Casa passiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2016 11:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Definizione e caratteristiche tecniche La casa passiva (Passivhaus secondo il termine originale di lingua tedesca, passive house in lingua inglese) è un&#8217;abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento &#8220;convenzionale&#8221;, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi. La casa è detta passiva perché la somma degli apporti passivi di calore dell&#8217;irraggiamento solare [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Definizione e caratteristiche tecniche</p>
<p>La casa passiva (Passivhaus secondo il termine originale di lingua tedesca, passive house in lingua inglese) è un&#8217;abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento &#8220;convenzionale&#8221;, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.<br />
La casa è detta passiva perché la somma degli apporti passivi di calore dell&#8217;irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all&#8217;edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell&#8217;involucro durante la stagione fredda.<br />
Edifici passivi possono essere realizzati in ogni materiale di costruzione: legno strutturale, mattone, cemento armato.</p>
<h3>Bilancio energetico tendente al pareggio</h3>
<p>L&#8217;energia necessaria a pareggiare il bilancio termico dell&#8217;edificio è tipicamente fornita con sistemi non convenzionali (es. pannelli solari o pompa di calore per riscaldare l&#8217;aria dell&#8217;impianto di ventilazione controllata a recupero energetico).<br />
L&#8217;impianto di riscaldamento convenzionale si può eliminare se il fabbisogno energetico della casa è molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al m² anno. Queste prestazioni si ottengono con una progettazione molto attenta, specie nei riguardi del sole, con l&#8217;adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni su murature perimetrali, tetto e superfici vetrate e mediante l&#8217;adozione di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico.</p>
<h3>Storia delle case passive e requisiti</h3>
<p>Nate in Svezia, le case passive sono diffuse principalmente in Germania, Austria e Olanda e altri paesi nord-europei. Anche in Italia sono ormai tante le esperienze su tutta l&#8217;area nazionale. In Austria, a partire dal 2015, la casa passiva sarà lo standard prescritto per tutti gli edifici. Nella regione austriaca del Vorarlberg è obbligatorio già dal 1º gennaio 2007.<br />
L&#8217; istituto di case passive tedesco PHI (Darmstadt) considera una costruzione passiva se questa soddisfa i seguenti requisiti (quantitativi):</p>
<ul>
<li>fabbisogno energetico utile richiesto per il riscaldamento ≤ 15 kWh/(m²a);</li>
<li>fabbisogno energetico utile richiesto per il raffrescamento ≤ 15 kWh/(m²a);</li>
<li>carico termico invernale ≤ 10 W/m²;</li>
<li>carico termico estivo ≤ 10 W/m²;</li>
<li>tenuta all&#8217;aria n50 ≤ 0,6/h;</li>
<li>fabbisogno energetico primario di energia ≤ 120 kWh/(m²a).</li>
</ul>
<p>L&#8217;istituto di certificazione case passive in Italia è il TBZ di Bolzano (Günther Gantioler).</p>
<h3>Test della qualità</h3>
<p>Al fine di costruire una casa passiva occorre prestare maggiore attenzione alla qualità rispetto alla costruzione di una normale casa. Perciò occorre che tutti i componenti previsti per la costruzione di una casa passiva siano appropriati, ad esempio nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione di un green building. Anche il fabbisogno energetico al fine di evitare i ponti termici si puó verificare già durante la fase di progettazione calcolando il bilancio energetico. Durante la fase di costruzione si dovrebbe verificare se ciò che è stato previsto durante la fase di progettazione corrisponda al vero. Il Blower-Door-Test (secondo la UNI EN 13829; il valore n50 ottenuto dal test non deve superare 0.6 h-1) della costruzione grezza (a rustico) verifica che tutti i collegamenti e i componenti siano effettivamente quasi ermetici. Al termine dei lavori per circa 200 EUR il costruttore ottiene (in Germania) da un Ente Certificatore un certificato nel quale la perdita di energia e il guadagno di energia siano ripartite. In Italia esiste il certificato energetico, simile, nei valori che attribuisce, alle classi energetiche degli elettrodomestici, con la classe A (ed A+, in caso di rendimento superiore) ad indicare il massimo risparmio energetico, che decresce al crescere della lettera alfabetica.</p>
<h3>Edifici e costruzione</h3>
<p>La perdita di calore attraverso le pareti esterne dell&#8217;edificio viene minimizzata attraverso l´impiego di materiali isolanti, la trasmittanza termica (U-value o U-Wert) (valori bassi significa bassa dispersione) deve raggiungere il valore di 0,1 sino a 0,15 W/m2K. A causa delle alte temperature delle superfici interne delle pareti esterne (pareti a contatto con l´ambiente) si otterrà anche un piacevole sensazione di comfort. In estate l´efficiente coibentazione permette di avere temperature più basse.<br />
Per evitare che la costruzione subisca deterioramenti o danni (Bauschäden), accanto ad un efficiente isolamento è indispensabile che tutte le parti della costruzione siano ermetiche a tutti i livelli. L&#8217;ermeticità interna dell&#8217;edificio è facilmente ottenibile durante la fase di costruzione attraverso l&#8217;ermeticità dell&#8217;involucro edilizio.</p>
<h3>Costruzione tradizionale</h3>
<p>Nelle costruzioni tradizionali (Massivbau) è sufficiente un opportuno strato di intonaco per ottenere l&#8217;ermeticità della parete. Per le parti più critiche come finestre e porte esistono prodotti standard come Anputz (&#8220;Apu&#8221;)-Leisten e überputzbare Anschlussbänder a disposizione, che realizzano in maniera semplice l&#8217;ermeticità. Anche per la realizzazione dell&#8217;ermeticità delle prese elettriche esiste un metodo collaudato: praticare l&#8217;incavo di 5 mm di diametro e incassare una normale scatola di derivazione con i cavi già cablati, oppure impiegare apposite scatole di derivazione che sono ermetiche facilmente reperibili sul mercato.<br />
Neanche per le costruzioni leggere (Leichtbau) come ad esempio le case in legno strutturale l&#8217;ermeticità si rivela un problema. In questo case si impegano pannelli in legno (Holzwerkstoffplatten), carta rinforzata con fibre (faserverstärkte Papiere) oder Folien.<br />
Con l´impiego di elementi prefabbricati questi vanno resi ermetici. In questo caso esistono collaudati sistemi: &#8211; EPDM-Dichtprofile, &#8211; Dichtschläuche aus in PE-Folie verpackter Mineralwolle &#8211; Abklebungen mit qualifizierten Klebebändern mit ausreichendem Funktionshub. In ogni caso le giunzioni delle pareti (es. i cavi per l&#8217;illuminazione esterna) devono immediatamente essere chiuse ermeticamente. L&#8217;ermeticità permette anche una migliore utilizzabilità nel caso dei magazzini.<br />
Attraverso una attenta realizzazione dell&#8217;involucro edilizio si possono completamente evitare i possibile deterioramenti o danni derivanti dalla condensa e dalla formazione di muffe.</p>
<h3>Gli impianti</h3>
<p>In una casa passiva in genere non viene utilizzato un impianto di riscaldamento tradizionale. Esiste almeno una fonte di calore, e la distribuzione del calore avviene nella maggior parte dei casi attraverso un sistema di ventilazione controllata con scambiatori a flusso incrociato che recuperano l&#8217;80% del calore dell&#8217;aria in uscita. I termosifoni e le superfici irradianti non sono necessari, anche se il loro utilizzo è ammesso: in tal caso possono essere di dimensioni ridotte.</p>
<h3>Sistema di ventilazione</h3>
<p>Per realizzare l&#8217;indispensabile cambio d&#8217;aria dovuto a ragioni igieniche e al medesimo tempo perdere il minor quantitativo possibile di energia, è previsto un impianto di ventilazione con recupero di calore alimentato con motore ad alta efficienza (potenza richiesta nell&#8217;ordine dei 40W). L&#8217;aria calda in uscita (dalla cucina, dal bagno e dal WC) viene convogliata verso uno scambiatore a flusso, dove l&#8217;aria fredda in ingresso riceverà dall´80% sino al 90% del calore. L´aria di alimentazione viene così riconvogliata verso la casa (soggiorno e camere da letto).<br />
Il flusso d&#8217;aria esterno prima di raggiungere lo scambiatore di calore in alcuni edifici è convogliato attraverso un pompa di calore geotermica. Tipicamente le tubazioni hanno le seguenti caratteristiche: ≈20cm di diametro, ≈40 m di lunghezza e una profondità di ≈1.5 m.<br />
L&#8217;impianto di ventilazione è posato in modo tale che nessuna corrente d&#8217;aria risulta percepibile. Questo permette in maniera facile di avere un flusso d&#8217;aria d&#8217;alimentazione ridotto (è sufficiente un po&#8217; d&#8217;aria fresca in ingresso, l&#8217;impianto di aria condizionata non è necessario).<br />
Un impianto di ventilazione è indispensabile in una casa passiva, poiché se si utilizzasse l&#8217;aerazione attraverso le finestre il desiderato risparmio energetico insieme con la qualità dell´aria non sarebbe mai possibile. Gli impianti di ventilazione delle case passive sono silenziosi e altamente efficienti (dal 75% al 95% del calore recuperato). Questi impianti necessitano di poca energia elettrica (circa 40-50 Watt) anche se possono causare il problema dell&#8217;aria troppo secca. Questo problema si manifesta quando il ricambio dell&#8217;aria non è stato correttamente dimensionato.</p>
<h3>Pompa di calore</h3>
<p>Il rimanente piccolo fabbisogno energetico può essere prodotto per esempio con una piccola pompa di calore. Esistono impianti aggregati (Packaged building services units in inglese, Kompaktaggregate in tedesco), i quali sono una combinazione di un impianto di ventilazione ed una pompa di calore.<br />
In questo modo è possibile riscaldare nuovamente l&#8217; &#8220;aria di alimentazione&#8221; necessaria per il riscaldamento. La stessa pompa di calore potrebbe riscaldare anche l´acqua. Come per tutti gli impianti di riscaldamento anche in una casa passiva la pompa di calore va opportunamente dimensionata. Una combinazione di riscaldamento, impianto di ventilazione, impianto per l´acqua calda è offerto da impianti compatti. Essi necessitano di una superficie di ingombro ridotta e una consumano una modesta quantità di energia elettrica.</p>
<h3>Caldaia a pellet</h3>
<p>Una caldaia a pellet con un collettore d&#8217;acqua può produrre la rimanente quantità d&#8217;energia necessaria; una stufa può bastare per un&#8217;intera villetta. Stufe tradizionali hanno persino delle prestazioni troppo elevate in rapporto alle necessità. L&#8217;irradiazione d&#8217;aria non deve essere eccessiva (max 20%), in modo che il locale caldaia non venga riscaldato inutilmente. Pur essendo una fonte di energia rinnovabile, come prodotto del legno, i pellet sono però esposti alle eventuali speculazioni del mercato; a questo proposito, il prezzo dei pellet in Italia è raddoppiato dal 2005 al 2006.</p>
<h3>Impianto ad energia solare</h3>
<p>Un impianto ad energia solare può essere utilizzato sia per scaldare l&#8217;acqua che come compendio al sistema di riscaldamento.</p>
<h3>Storia</h3>
<p>Il concetto di casa passiva è nato nel maggio del 1988 dalla collaborazione tra Bo Adamson dell&#8217;università svedese di Lund University, e il tedesco Wolfgang Dott. Feist. Il loro concetto fu sviluppato attraverso una serie di progetti di ricerca finanziati in parte dal land tedesco Hessen.<br />
La prima casa passiva in Germania è stata costruita nel 1991 a Darmstadt-Kranichstein dal Dr. Wolfgang Feist. Il fabbisogno energetico delle 4 villette a schiera ammonta in media a 10 kWh/m2a e si mantiene stabile da 15 anni. La prima casa passiva tedesca pluri-familiare si trova a Friburgo (1999). Seguirono un complesso residenziale di 21 case a Wiesbaden, 32 case Hannover-Kronsberg e 52 case a Stoccarda . Tra gli anni 1999-2001 sono state costruite attraverso il CEPHEUS ulteriori 221 complessi in 14 località nei 5 Stati dell&#8217;Unione Europea: Germania, Svezia, Francia, Svizzera ed Austria). Tutte le costruzione furono controllate e le misurazioni rispettarono pienamente le aspettative.<br />
In questo momento la più grossa costruzione passiva (tedesca) si trova ad Ulm e si chiama Energon (2002). La prima casa passiva degli Stati Uniti è stata costruita nel 2006 in Bemidji, Minnesota per il programma &#8220;Deutsch-als-Fremdsprache-Programm Waldsee&#8221; . Il progetto in Waldsse e stato possibile grazie all´aiuto della fondazione tedesca per l´ambiente e finanziato da diverse imprese tedesche.<br />
In Italia, il primo edificio costruito e certificato dal PHI è la sede dell&#8217;impresa KLAS a Malles. Questo edificio è stato monitorato per 2 anni da Gantioler Gunther del TBZ provando i pregi e i difetti di una pura progettazione di case passive copiate dal clima continentale a quello italiano.<br />
Uno dei primi edifici pubblici in target casa passiva è l´Expost a Bolzano progettato dal arch. Michael Tribus nel 2004. Si tratta dell´adeguamento dell&#8217;ex edificio postale in sede per gli uffici della Provincia Autonoma di Bolzano. L&#8217;edificio ha una cubatura di circa 20.000 m³ ed il consumo è di 7 kWh/m².a che corrisponde a meno di un litro di olio combustibile per metro quadrato annuo.<br />
Negli ultimi anni in Italia sono stati costruiti tante case passive e il PHPP (software per la progettazione di case passive) è stato tradotto da TBZ in italiano ed è stato aggiunto il calcolo e i limiti estivi per le case passive. Dal 2007 il TBZ organizza ogni anno il convegno nazionale su case passive e il corso per progettisti esperti su case passive CPP.</p>
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		<title>Sistemi per il raffrescamento passivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2016 07:12:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’importanza dei sistemi di raffrescamento passivo è dovuta alla rapida crescita del fabbisogno di raffreddamento degli edifici e delle problematiche ambientali, economiche, di salute legate agli elevati consumi elettrici ad esse connesse. Le strategie che consentono di controllare il surriscaldamento degli edifici si possono sintetizzare in: proteggere l’edificio dall’irraggiamento solare; controllare l’inerzia termica dei componenti [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’importanza dei sistemi di raffrescamento passivo è dovuta alla rapida crescita del fabbisogno di raffreddamento degli edifici e delle problematiche ambientali, economiche, di salute legate agli elevati consumi elettrici ad esse connesse.</p>
<p>Le strategie che consentono di controllare il surriscaldamento degli edifici si possono sintetizzare in:</p>
<ul>
<li>proteggere l’edificio dall’irraggiamento solare;</li>
<li>controllare l’inerzia termica dei componenti dell’involucro, questa assume un ruolo regolatore attenuando e ritardando le variazioni della temperatura esterna, diminuendo la temperatura media radiante e fornendo migliori condizioni di comfort;</li>
<li>adottare sistemi naturali di raffreddamento per la ventilazione. La ventilazione naturale agisce sul benessere influenzando il bilancio termico dell’edificio e consentendo di incrementare gli scambi convettivi tra uomo ed ambiente. La ventilazione naturale dà luogo a raffreddamento tramite le correnti d’aria generate da fenomeni naturali come l’azione del vento e l’effetto camino.</li>
</ul>
<h3>Ventilazione naturale e ibrida</h3>
<p>La ventilazione rappresenta una aspetto fondamentale nel progetto di un edificio. Mentre in passato la ventilazione veniva prevalentemente considerata in relazione al solo controllo della qualità dell’aria interna, recentemente si è manifestato un crescente interesse nell’uso della ventilazione quale strategia per garantire anche il comfort ambientale nel periodo estivo e nelle stagioni intermedie, limitando il ricorso ai sistemi di refrigerazione in un’ottica di risparmio energetico. L’incidenza della ventilazione (invernale ed estiva) sul fabbisogno energetico annuale di un edificio tende a divenire predominante, anche grazie all’adozione, in edifici di nuova costruzione, di livelli di isolamento termico dell’involucro più elevati, inoltre si osserva una costante crescita della domanda di climatizzazione estiva, sia negli edifici residenziali sia nel settore terziario; inoltre la produzione di energia frigorifera necessaria per la climatizzazione estiva si basa generalmente su macchine azionate elettricamente, per cui la climatizzazione estiva si traduce in un consumo di energia primaria particolarmente costosa.</p>
<p>La ventilazione degli ambienti assolve pertanto due compiti:</p>
<ul>
<li>garantire la qualità dell’aria degli ambienti indoor;</li>
<li>garantire il controllo del comfort riferito anche all’eventuale presenza di correnti d’aria.</li>
</ul>
<p>Mentre un impianto di climatizzazione di tipo meccanico, purché correttamente dimensionato e gestito, è in grado di garantire il controllo delle condizioni ambientali in qualunque condizione, nel caso dei sistemi di ventilazione naturale è necessario accettare delle fluttuazioni più ampie.<br />
Un ulteriore aspetto del problema è la necessità di un’integrazione spinta fra progetto del sistema di ventilazione e progetto architettonico, sia dal punto di vista della distribuzione e dimensionamento degli spazi interni, sia dal punto di vista del disegno degli elementi di involucro.<br />
Normalmente i sistemi di ventilazione vengono classificati in relazione ai sistemi con i quali sono controllati i flussi d’aria all’interno dell’edificio:</p>
<ul>
<li><strong>ventilazione naturale:</strong> in questo caso i gradienti di pressione necessari per realizzare l’immissione di aria fresca esterna e l’estrazione di aria interna viziata sono generati esclusivamente da azioni naturali, ovvero dall’effetto dinamico del vento e dai gradienti di densità dell’aria dovuti alle differenze di temperatura interno-esterno. La ventilazione naturale può essere realizzata attraverso l’apertura volontaria dei serramenti, oppure ancora può essere almeno parzialmente controllata tramite l’adozione di specifici accorgimenti quali l’introduzione nell’involucro esterno di bocchette di adduzione dell’aria e l’adozione di dispositivi di estrazione naturale (aeratori, camini, ecc.).</li>
<li><strong>ventilazione meccanica:</strong> è a soluzione impiantistica che consente il movimento dell’aria all’interno dell’edificio attraverso ventilatori ed utilizza una parziale canalizzazione dei percorsi d’aria. In relazione alla funzione volta dall’impianto la ventilazione meccanica si classifica in:
<ul>
<li>ventilazione per estrazione: in cui l’impianto di estrazione aspira l’aria dai locali da mantenere in depressione come i bagni e le cucine, e l’aria esterna, non trattata viene immessa direttamente in ambiente;</li>
<li>ventilazione per immissione: in cui l’aria esterna trattata viene immessa all’interno degli ambienti da un ventilatore di mandata mentre l’espulsione avviene per differenza di pressione;</li>
<li>ventilazione bilanciata: in cui l’impianto garantisce sia l’immissione sia l’estrazione dell’aria non creando differenza di pressione tra interno ed esterno;</li>
</ul>
</li>
<li><strong>ventilazione ibrida:</strong> ovvero una soluzione intermedia tra la ventilazione naturale e quella assistita da un impianto meccanico; questo entra, infatti, in funzione soltanto quando le condizioni climatiche non sono idonee a garantire portate d’aria adeguate.</li>
</ul>
<p>Mentre i sistemi di ventilazione puramente meccanica presentano un limitato livello di interferenza con l’edificio, essendo in genere sufficiente garantire spazi tecnici adeguati per il passaggio delle condotte dell’aria e per l’installazione delle unità di trattamento, nel caso della ventilazione naturale e ibrida il progetto deve per definizione integrare l’aspetto architettonico e quello impiantistico: infatti, il movimento dell’aria avviene in larga misura attraverso parti dell’edificio o elementi architettonici specifici quali atri, cavedi, camini, ecc..<br />
I principali sistemi di ventilazione naturale e di raffrescamento ventilativo sono:</p>
<ul>
<li>ventilazione passante (orizzontale o verticale);</li>
<li>ventilazione a lato singolo (singola apertura o apertura multipla);</li>
<li>ventilazione combinata vento &#8211; effetto camino;</li>
<li>ventilazione ibrida (immissione d’aria a vento ed estrazione assistita da ventilazione meccanica).</li>
</ul>
<p>Si schematizza di seguito il funzionamento di tali sistemi, ad eccezione di quelli ibridi, con alcune indicazioni sui limiti dimensionali relativi all’efficacia di ventilazione.</p>
<p>Si definisce <strong>ventilazione passante orizzontale</strong> il flusso d’aria che attraversa uno o più locali, con immissione e uscita dell’aria da aperture collocate su pareti opposte o adiacenti (ma non complanari), collocate alla stessa altezza dal pino di pavimento (in caso di altezze differenti, si aggiunge al vento la componente effetto camino). La portata d’aria realizzabile con tale tecnica è proporzionale all’area netta di apertura, all’angolo di incidenza del vento sul piano dell’apertura e alla differenza di pressione tra le due aperture. Tale differenza è massima per aperture collocate, rispettivamente, quella d’ingresso dell’aria sul lato sovrappressione, e quella d’uscita, sul lato in depressione (generalmente, ciò accade quando le aperture sono collocate su pareti opposte), con angolo d’incidenza del vento compreso tra la perpendicolare e 30°.</p>
<p>La <strong>ventilazione a lato singolo</strong> è, invece, il ricambio d’aria prodotto in un vano quando vi sono unicamente una o più aperture collocate sulla medesima parete esterna. Il tasso di flusso, in tal caso, è discontinuo e legato prevalentemente ad un effetto di pulsazione dell’aria, dipendente dalle variazioni di velocità e direzione che caratterizzano il vento negli intervalli brevi. La portata d’aria complessiva oraria è generalmente molto ridotta, soprattutto nel caso di una singola apertura. Se le aperture sono più d’una, la portata aumenta: per effetto camino, se esse sono collocate ad altezze diverse; per l’innesco di flusso da vento semi-passante, se le aperture sono collocate alla stessa altezza.<br />
In entrambe le configurazioni, l’efficacia della ventilazione dipende, altresì, dalla profondità del vano libero in rapporto all’altezza del vano stesso e dalla eventuale presenza di partizioni, che aumentano la resistenza al flusso, riducendo ulteriormente la portata d’aria. In figura 1 sono riportate le massime profondità di vano, al di sopra delle quali l’efficacia di ventilazione, per sistemi sia a lato singolo, sia passante, risulta notevolmente ridotta.</p>
<p>Per <strong>ventilazione passante verticale</strong>, si intende, una tecnica di ventilazione passante, in cui l’immissione dell’aria avviene da un’apertura posta più in alto rispetto a quella di uscita.<br />
Generalmente, il sistema prevede un condotto verticale di immissione che collega l’apertura d’ingresso dell’aria al vano da ventilare (figura 2). L’apertura d’ingresso, il malkaf dell’architettura tradizionale egiziana, deve essere rivolta sopravvenuto, in relazione ai venti dominanti.<br />
Tale sistema è particolarmente adatto in condizioni di vento prevalente relativamente costante, nel periodo caldo, nonché in situazioni di contesto urbano ad alta densità edificata, in cui risulta difficile utilizzare aperture ordinarie (finestre) collocate a livello del vano per l’immissione d’aria, soprattutto ai primi piani fuori terra.<br />
Tale sistema si può trasformare, in assenza di vento, in un sistema ad estrazione naturale per effetto camino, come avviene, di notte, nelle torri del vento iraniane.</p>
<p>Il <strong>sistema combinato vento &#8211; effetto camino</strong> che, tipicamente, combina l’effetto del vento con quello determinato dalla differenza di temperatura dell’aria tra esterno ed interno (effetto camino), è quello in cui si prevede l’immissione dell’aria in zona sopravvento, ad altezza del locale da ventilare, e l’estrazione naturale da un’apertura posta più in alto, all’estremità di un condotto o vano verticale. Quest’ultimo può essere sia una conduttura costruita ad hoc, sia uno spazio con altre funzioni, quale vano-scala o un atrio con aperture apribili in copertura.<br />
Tale sistema può essere concepito sia come specificamente destinato all’estrazione, come nel caso d’utilizzo di vani-scala o atri, sia come la modalità inversa di un sistema in cui sia anche prevista la ventilazione passante verticale, come avviene nella torre del vento iraniana.<br />
Nel primo caso, il vento rappresenta un’agente d’ausilio alla generazione del flusso d’aria, che è determinata prevalentemente dall’effetto camino. Nel secondo caso, la torre, generalmente suddivisa in più condotti interni, funziona, alternativamente, in relazione al periodo e alla presenza, o meno, di vento, come elemento di captazione o di estrazione dell’aria.</p>
<p>Esiste, infine, anche la possibilità di combinazione spaziale, ossia con funzionamento contemporaneo, delle due modalità, come avviene per esempio nel Qa’a egiziano. In tal caso sono necessari due vani verticali per la movimentazione dell’aria: l’uno in immissione (malkaf), con direzione discensionale, l’altro in estrazione (torrino o lanternino), con direzione ascensionale.</p>
<h3>L’inerzia termica dell’involucro</h3>
<p>Normalmente, la valutazione della dispersione termica delle pareti di un edificio viene eseguita in condizioni di regime stazionario, ovvero ipotizzando che le temperature dell’ambiente interno e di quello esterno siano costanti nel tempo. In tal caso si identifica il parametro “K” trasmittanza termica definita come il flusso di calore che, in condizioni di regime stazionarie, nell’unità di tempo attraversa una parete della superficie 1 m2 in presenza di una differenza di temperatura di 1°C tra l’interno e l’esterno.</p>
<p>In realtà durante la giornata le temperature variano secondo leggi approssimabili a sinusoidi introducendo parametri diversi dal caso di regime stazionario. Di conseguenza è insufficiente basare i ragionamenti in materia di isolamento sull’uso della trasmittanza.</p>
<p>In condizioni di regime stazionario si attribuisce alla resistenza termica la regolazione del passaggio di calore trascurando la capacità termica dell’involucro esterno dovuta a diverse disposizioni dei materiali o al rapporto massa-conducibilità. In realtà i due fenomeni si combinano generando sulla parete l’effetto di inerzia termica.</p>
<p>Come è possibile notare in figura la parete genera uno smorzamento della temperatura, definito come il rapporto adimensionale tra l’ampiezza dell’onda esterna e quella interna.</p>
<p>Si nota inoltre uno sfasamento tra l’onda esterna e quella interna. La parete, infatti, possiede la capacità di ritardare all’interno gli effetti termici esterni. L’azione combinata dello smorzamento e dello sfasamento che la parete garantisce genera un’attenuazione ed un ritardo delle condizioni termiche esterne.</p>
<h3>Le schermature solari</h3>
<p>Un metodo efficace per il controllo delle condizioni di comfort all’interno degli edifici possono essere assolte dall’utilizzo di adeguate schermature solari che, opportunamente progettate, sono in grado di garantire il corretto soleggiamento nel periodo estivo ed in quello invernale.</p>
<p>Durante l’estate devono impedire il surriscaldamento dell’edificio; in inverno devono permettere il massimo degli apporti solari. Durante tutto il corso dell’anno devono garantire un’ottimale illuminazione evitando fenomeni di abbagliamento.</p>
<p>I sistemi di maggior efficacia sono quelli esterni poiché evitano il surriscaldamento dell’edificio. Tali sistemi essendo esposti agli agenti atmosferici devono possedere caratteristiche di resistenza e necessitano di manutenzione e pulizia.</p>
<p>I sistemi interni, invece, di facile accessibilità e manutenzione possiedono lo svantaggio di far entrare luce diretta negli ambienti che in talune situazioni trasformandosi in calore intrappolato in prossimità delle finestre può generare un micro effetto serra che se non opportunamente valutato può creare discomfort termico all’interno degli edifici. I sistemi parasole possono essere divisi in sistemi fissi e sistemi mobili. I sistemi fissi come i vetri parasole, sporti di gronda, risultano poco adattabili alle diverse condizioni di soleggiamento a differenza dei sistemi mobili, persiane, tende a banda, tende alla veneziana, fogli riflettenti. Sono in fase di studio e sperimentazione materiali con proprietà ottiche variabili (cromogenici), a comportamento passivo (fotocromici), sensibili alla temperatura (termogenici). Anche la vegetazione può essere utilizzata per schermare l’edificio. Le schermature naturali sono costituite normalmente da piante con foglie caduche e piante rampicanti su pergolati. Durante la stagione estiva le fronde ombreggiano l’edificio, mentre in inverno a fronde spoglie consentono il passaggio dei raggi solari permettendo il riscaldamento dell’edificio.</p>
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		<title>Il ciclo della calce &#8211; La produzione della calce Aerea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2016 15:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo abbiamo cercato di riassumere le fasi salienti della preparazione della calce Aerea. La preparazione della calce risulta essere molto semplice e senza l&#8217;aggiunta di materiali chimici rimane un elemento fondamentale per la ristrutturazione ma applicabile anche nella realizzazione di edifici nuovi o per le pitture. Il Ciclo della Calce “Vi è del [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo abbiamo cercato di riassumere le fasi salienti della preparazione della calce Aerea. La preparazione della calce risulta essere molto semplice e senza l&#8217;aggiunta di materiali chimici rimane un elemento fondamentale per la ristrutturazione ma applicabile anche nella realizzazione di edifici nuovi o per le pitture.</p>
<h3>Il Ciclo della Calce</h3>
<p>“Vi è del magico nel cogliere un sasso dalla terra, cuocerlo e demolirlo al fuoco, renderlo plastico con l&#8217;acqua, lavorarlo secondo volontà e riottenerlo solido grazie all&#8217;influsso dell&#8217;aria” così è descritto quello che oggi chiamiamo “ciclo delle calce”.</p>
<p>Un processo che, dopo una serie di passaggi, porta la pietra calcarea a diventare il legante principale di gran parte delle opere costruttive realizzate dall&#8217;uomo negli ultimi diecimila anni.</p>
<h3>I Quattro Momenti del Ciclo della Calce</h3>
<p>Il ciclo della calce (aerea) si compie in quattro momenti fondamentali, corrispondenti alla selezione del calcare (1), la cottura (2), lo spegnimento (3), la carbonatazione (4).</p>
<p>Si tratta di una schema semplificato, perchè in realtà le trasformazioni chimico-fisiche che avvengono durate i diversi processi sono assai complesse e articolate.</p>
<p><strong>1) La selezione de calcare</strong><br />
Le caratteristiche mineralogiche e chimiche dei calcari usati come materia prima per la fabbricazione della calce sono di fondamentale importanza. I calcari più idonei alla fabbricazione della calce aerea devono avere una struttura microcristallina, alto contenuto di carbonati e contenere percentuali di impurità, in particolare di natura argillosa, non superiori al 5%.</p>
<p><strong>2) La cottura</strong><br />
In fase di cottura, il calcare viene immesso nei forni e portato a una temperatura prossima a 900°C. In tali condizioni il carbonato di calcio si decompone in ossido di calcio (calce viva) e anidride carbonica. La reazione schematica del processo è la seguente:<br />
CaCO3 -&gt; CaO + CO2</p>
<p><strong>3) Lo spegnimento</strong><br />
La calce viva, messa a contatto con acqua reagisce con un forte sviluppo di calore e si trasforma in una polvere bianca (o in una pasta) chiamata calce spenta, chimicamente idrossido di calcio. La reazione schematica è la seguente:<br />
CaO + H2O -&gt; Ca(OH)2</p>
<p><strong>4) La carbonatazione</strong><br />
Una volta in opera, in forma di malte, stucchi, pitture ecc., interviene la carbonatazione. Tale processo che può avvenire solo in presenza di anidride carbonica (e acqua libera) porta la trasformazione della calce spenta in calcite, chiudendo così quello che viene chiamato ciclo della calce. La reazione schematica della carbonatazione è la seguente:</p>
<p>Ca(OH)2 + CO2 -&gt; CaCO3 + H2O</p>
<p>Anche se la reazione precedente è corretta dal punto di vista formale, la reazione reale è più complessa. Osservando la precedente reazione infatti, il processo sembrerebbe avvenire tra un solido Ca(OH)2 e un gas CO2, mentre in realtà la reazione avviene in fase acquosa grazie all&#8217;acqua di impasto della calce.</p>
<h3>Produzione della Calce Idraulica Naturale</h3>
<p>Le calci idrauliche naturali si producono cuocendo una roccia calcarea impura ad una temperatura di circa 1000°C in forni simili a quelli della produzione della calce aerea.</p>
<p>All&#8217;uscita del forno, il materiale viene &#8216;spento&#8217;, con un processo simile ma non identico a quello dello spegnimento della calce aerea, e quindi macinato.</p>
<p>A fine processo, la calce idraulica naturale è costituita da una miscela di Ca(OH)2 (calce idrata), C2S (silicato bicalcico) e CS (silicato monocalcico) C2A (alluninato bicalcico) ecc., oltre che da silice ed allumina non combinate.</p>
<p>Il prodotto così ottenuto si comporta da legante idraulico.</p>
<p>L&#8217;idraulicità è determinata dalla presenza dei silicati, alluminati di calcio e dalla presenza di silice e ossidi di alluminio non combinati ed amorfi, che sono in grado di reagire con l&#8217;idrossido di calce che si ottiene dopo lo spegnimento.</p>
<p>I fenomeni di indurimento della calce idraulica avvengo essenzialmente ad opera di processi di idratazione e subordinatamente per carbontazione della frazione aerea.</p>
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		<title>Glossario sulla progettazione sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2016 14:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[La progettazione sostenibile, che racchiude in sé i diversi concetti di architettura ecologica, bioclimatica e di bioedilizia, cerca di instaurare un giusto equilibrio tra queste discipline e l’uomo, senza differenziazioni tra salute e ambiente. Vengono qui di seguito elencati e chiariti i termini di uso comune in materia. Genius loci Il genius loci è una [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La progettazione sostenibile, che racchiude in sé i diversi concetti di architettura ecologica, bioclimatica e di bioedilizia, cerca di instaurare un giusto equilibrio tra queste discipline e l’uomo, senza differenziazioni tra salute e ambiente. Vengono qui di seguito elencati e chiariti i termini di uso comune in materia.</p>
<h3>Genius loci</h3>
<p>Il genius loci è una concezione di origine romana secondo la quale ogni essere “indipendente” ha il suo genius, il suo spirito guardiano; questo spirito dà vita a popoli e luoghi, li accompagna dalla nascita alla morte e determina il loro carattere o essenza.</p>
<p>Gli antichi quindi esperirono il loro ambiente come costituito di caratteri definiti. È importante però sottolineare che questo significato simbolico non va inteso come sostitutivo alla conoscenza delle risorse economiche e naturali; lo spirito del luogo al contrario si integra e rende manifeste le risorse e il loro uso. Conoscere la leggenda, lo spirito dal quale il luogo ha preso forma, significa tenere conto che i luoghi costruiti dall’uomo, oltre a fornire ricchezze e beni utili alla vita materiale, sono in grado di suscitare pensieri.</p>
<p>Nei tempi passati la sopravvivenza dipendeva da un “buon” rapporto con il luogo, in senso fisico e psichico; durante il corso della storia il genius loci è rimasto una realtà viva, anche quando non è stato espressamente nominato come tale. Artisti e scrittori hanno trovato la loro ispirazione nel carattere locale e hanno “spiegato” i fenomeni, sia della vita quotidiana che dell’arte, riferendosi al paesaggio ed al contesto urbano.</p>
<p>Linguaggio dei luoghi non significa dunque ritorno a una sorta di panteismo e animismo della natura; gli oggetti costruiti dall’uomo, e posti nella natura, suscitano infatti rapporti imperfetti che si pongono al nostro sguardo in un insieme diversamente comunicante.</p>
<p>Il gesto tecnico dell’uomo che costruisce un qualsiasi oggetto architettonico ci mette in contatto con i codici tecnologici e architettonici usati, ci mostra saperi e artifici che possiamo datare e collocare in un punto preciso del tempo; è ovvio quindi che il processo di conoscenza di un luogo è un’esperienza multiforme, che non può avvenire in un istante.</p>
<p>L’uomo moderno ha per lungo tempo creduto che la scienza e la tecnologia lo avessero liberato da una dipendenza diretta dei luoghi; questa “certezza” si è rivelata un’illusione; l’inquinamento ed il caos ambientale sono improvvisamente apparsi come una spaventosa nemesi, con il risultato di ricondurre alla sua piena importanza il problema del luogo.</p>
<p>Paradossalmente, ciò che forse ha contribuito al formarsi di questo stato di cose è che i luoghi non possono appartenere a nessuno, sono un bene collettivo, di cui l’uomo crede di potersi appropriare nel momento in cui “abita un luogo”.</p>
<p>Quando un uomo abita è simultaneamente localizzato in uno spazio ed esposto ad un certo carattere ambientale.</p>
<p>Norberg Schultz sostiene che identificarsi con un ambiente significa diventarne “amici”: per secoli l’uomo si è identificato con l’ambiente naturale immergendosi in esso, al contrario l’amicizia con l’ambiente naturale del cittadino moderno è ridotta a rapporti frammentari.</p>
<p>L’identità dell’uomo presuppone l’identità del luogo; identificazione e orientamento sono aspetti primari dello stare al mondo. È un dato distintivo dell’uomo moderno quello di avere per lungo tempo esaltato la condizione di nomade; voleva essere “libero” e conquistare il mondo; oggi invece si comincia a comprendere che la vera libertà presuppone l’appartenenza, e che “abitare” significa appartenere ad un luogo concreto. L’uomo quindi abita quando ha la capacità di concretizzare il mondo in edifici e cose.</p>
<p>Il problema della creazione, recupero e rinnovamento dei luoghi è uno dei temi centrali dell’odierna rifondazione di un sapere e di una prassi operativa per l’architettura e l’urbanistica: promuovere, unitamente alla conservazione dei luoghi superstiti, una dinamica del mutamento che, a partire dai caratteri del luogo, ne concretizzi l’essenza in contesti, entro certi limiti, sempre rinnovabili, senza perdere però lo spirito del “genius loci originario”.</p>
<p>Il luogo rappresenta un’entità in divenire mai definitivamente conclusa, che nel tempo si trasforma con maggiori o minori congruenze ambientali rispetto al sito: il luogo si precisa, si evolve e spesso si impoverisce e si annulla in favore di uno sviluppo dissennato o insipiente.</p>
<p>Il luogo, come entità in divenire, può essere paragonato ad un supporto mai neutro che sta “prima di noi” e “davanti a noi”, una sorta di palinsesto in cui spesso ogni autore scrive la sua storia, un altro la cancella per riscrivere cose analoghe o completamente diverse.</p>
<p>Prima di iniziare a progettare ogni architetto dovrebbe effettuare uno studio accurato all’interno del quale “l’assimilazione” dell’area di intervento diviene fondamentale per la comprensione di tutti gli aspetti: tradizione, clima, morfologia, ed ancora, studi bio-ecologici relativi agli aspetti geologici, energetici ed elettromagnetici, agli effetti dell’antropizzazione, gettando così le fondamenta per la concretizzazione, per un progetto nuovo e allo stesso tempo rispettoso dello spirito del luogo.</p>
<p>I fondamenti dell’Architettura sono insiti nel luogo, nell’ascolto e nella lettura del sito; è comunque indiscutibile che ogni opera di autentico valore percorre un iter nel quale convergono da una parte la sostenibilità di chi progetta e dall’altra l’identità del luogo che il nuovo intervento andrà inevitabilmente a modificare.</p>
<p>È dunque importante evidenziare la necessità di una strategia progettuale sensibile alle differenze specifiche di ogni singola e individuale condizione; inoltre i risultati conseguibili tramite un progetto che si sviluppi a partire dal riconoscimento dell’importanza del contesto non appaiono univoci e scontati poiché la soggettività è propria del talento valutativo che accompagna ogni lettura del reale.</p>
<h3>Architettura ecologica</h3>
<p>Si tratta dell’espressione più diffusa riferita all’architettura “ambientalmente responsabile” (dove intendiamo per architettura = arte del costruire; eco = oikos = ambiente). Dicitura di origine anglosassone, accoglie molte delle problematiche poste dall’architettura bioclimatica, ma imposta l’asse della qualità architettonica e urbana essenzialmente intorno a problemi di salubrità, occupandosi delle cause dell’inquinamento interno degli edifici, studi ai quali in Italia hanno contribuito ambiti connessi con la medicina del lavoro.</p>
<p>Vi è quindi una confluenza con principi relativi alla sostenibilità ambientale delle scelte e con temi economici e di programmazione generali, mentre si mantengono in ombra le componenti più psicologiche, filosofiche ed umanistiche. Più recentemente, sulla scia delle direttive indicate nel 1992 dalla Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile, l’espressione “architettura ecologica” tende ad essere sostituita dall’espressione “attività costruttiva sostenibile”, con più evidenti riferimenti agli aspetti socio-economici posti dalle emergenze ambientali globali. Volendo indicare le tematiche più specifiche dell’architettura eco logica, queste sono riferibili a: inquinamento indoor; ciclo di vita dei materiali e dei componenti; comportamento energetico degli edifici e delle soluzioni tecnologiche; valutazione economica delle varie fasi del processo edilizio e del suo impatto ambientale; riuso e riciclaggio dei materiali; ricerca di materiali e soluzioni alternative rispetto a sostanze rivelatesi dannose per la salute o per l’ambiente (amianto, Cfc, ecc.).</p>
<h3>Architettura bioclimatica</h3>
<p>Sino dagli inizi del nostro secolo si può ritenere che l’architettura, tanto nei suoi aspetti tecnologici quanto in quelli morfologici e formali, sia stata condizionata dalle specificità climatiche dei luoghi in cui essa si realizzava.</p>
<p>Successivamente è prevalsa la convinzione che gli edifici potessero essere costruiti indistintamente con identiche caratteristiche per qualsiasi condizione climatica, assegnando agli impianti il compito di realizzare le condizioni di benessere all’interno degli ambienti. La crisi energetica degli anni settanta ha però indotto ad un ripensamento sulla necessità di correlare i caratteri tipologici e tecnologici degli edifici con le caratteristiche climatiche del sito e con l’uso di risorse energetiche rinnovabili.</p>
<p>L’architettura bioclimatica si occupa dello studio delle soluzioni tipologiche e delle prestazioni dei sistemi tecnologici che rispondono maggiormente alle caratteristiche ambientali e climatiche del sito, e che consentono di raggiungere condizioni di benessere all’interno degli edifici.</p>
<p>Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso un’attività progettualmente consapevole nell’uso delle risorse disponibili. Da un simile approccio si possono massimizzare i benefici ottenibili mediante l’impiego delle energie rinnovabili e, in particolare, dall’uso dell’energia solare, riducendo al minimo l’apporto degli impianti alimentati con fonti energetiche non rinnovabili.</p>
<p>Infatti, ottimizzando l’irraggiamento solare e l’energia contenuta nell’aria degli ambienti interni si possono raggiungere notevoli guadagni termici, inoltre, l’attenta progettazione secondo le condizioni climatiche e lo sfruttamento delle fonti naturali, comporta notevoli vantaggi anche per quanto riguarda l’illuminazione, la ventilazione e il raffrescamento degli edifici.</p>
<p>Gli edifici “bioclimatici” sono opere architettoniche in genere caratterizzate dall’utilizzazione di componenti e/o sistemi edilizi che, oltre ad esplicare la loro funzione specifica, sono anche in grado di assolvere funzioni energetiche, ossia di captare, accumulare, conservare e restituire l’energia termica trasportata dai raggi solari.</p>
<p>Altro obiettivo dell’architettura bioclimatica è quello di raffrescare naturalmente gli edifici, a mezzo di tecniche di espulsione del calore indesiderato verso dissipatori di calore “ambientali” (aria, cielo, terra e acqua), con l’ausilio di metodi naturali di trasferimento del calore.</p>
<p>Infine, un edificio con caratteristiche di progettazione bioclimatica prevede l’ottimizzazione nell’uso della componente luminosa dell’energia solare. Il fine è quello di sfruttare il più possibile l’illuminazione naturale negli ambienti, sostituendola a quella di tipo artificiale mantenendo al tempo stesso un buon livello di comfort visivo.</p>
<p>A partire dalla fine degli anni ’70 l’utilizzo dei criteri bioclimatici è stato oggetto di un’ampia stagione di sperimentazione a livello europeo, con scambi intensi di esperienze e finanziamenti da parte dei governi nazionali e della comunità europea.</p>
<p>Questa sperimentazione, che ha coinvolto un numero elevato di progettisti ed operatori dell’edilizia e del mondo dell’università, ha avuto il grande merito di produrre un ripensamento metodologico, recuperando le regole antiche del costruire legate al microclima locale e ad altre risorse locali disponibili e ponendo fine ad una cultura progettuale dissipativa. Lo prova il fatto che oggi, a distanza di molti anni dall’avvio delle prime esperienze in questo campo, l’efficienza energetica di un edifico semplicemente rispettoso della legislazione vigente è superiormente o quantomeno non inferiore a quello di un analogo prototipo bioclimatico realizzato all’inizio degli anni ’80. Nonostante ciò, non si può ancora affermare che il tema energetico abbia trovato un posto abituale nella prassi progettuale ed urbanistica: ancora troppo contradditori sono i risultati acquisiti.</p>
<p>Se quindi esistono le premesse per inserire i criteri bioclimatici nella progettazione corrente, le esperienze acquisite sono, allo stato attuale, troppo limitate per riuscire a trovare uno sbocco su vasta scala.</p>
<p>Negli ultimi anni si è però determinato un interesse nuovo sia verso il tema del risparmio energetico che verso il tema ambientale in senso lato, e ciò ha spostato il baricentro della questione da un ristretto ambito di specialisti a un pubblico assai più allargato. Non a caso il tema ha ripreso vigore e si sono moltiplicate esperienze a tutto campo che testimoniano un rinnovato interesse da parte sia dei progettisti che del mondo delle costruzioni; lo testimoniano sperimentazioni che oggi spaziano dall’utilizzo di criteri bioclimatici alla recente introduzione di criteri progettuali innovativi e sostenibili nei regolamenti edilizi e negli strumenti di pianificazione urbanistica.</p>
<h3>Bioedilizia</h3>
<p>Il termine bioedilizia viene frequentemente utilizzato per indicare materiali, processi e metodi edilizi rispettosi della salute degli abitanti, possibilmente di origine naturale ed a basso impatto ambientale. Nasce come traduzione del termine tedesco “baubiologie” utilizzato dall’istituto Indipendente di Ricerca fondato nel 1976 a Neubern (Germania) a sostegno di un “costruire biologico”. L’Istituto, ancor oggi attivo, pone alla base della propria filosofia lo studio degli esseri viventi in relazione alle costruzioni ed agli ambiti edificati.</p>
<p>Da un punto di vista ideologico la concezione risente di atteggiamenti contestatari ed antisistema sviluppatisi alla fine degli anni ’60 e pone l’idea forte che l’involucro edilizio sia assimilabile ad una terza pelle la quale, insieme all’uomo, è nel cosmo e con esso deve, per la salute e la sopravvivenza, mantenersi in equilibrio.</p>
<p>A questa concezione contribuiscono alcuni studi, poco riconosciuti dalla scienza ufficiale, circa il ruolo giocato dalle forze elettromagnetiche naturali presenti nella Terra e nel Cosmo sullo sviluppo della vita, le incidenze del magnetismo terrestre sulla salute umana, le relazioni tra salute e abitazioni, gli effetti dei singoli materiali e sostanze artificiali nelle costruzioni, la recuperata attenzione ad antichi criteri di lettura del territorio mantenutisi vitali sino ad oggi quali ad esempio la rabdomanzia.</p>
<p>Vengono poi recuperati gli studi e le analisi sulle incidenze nocive ed aggressive dei materiali di sintesi; si dedica attenzione alle conseguenze sulla salute umana del gas radon, fenomeno al tempo ancora poco conosciuto; si teorizza un paesaggio ad inurbamento diffuso in cui l’uomo possa vivere nel verde e in maggior contatto con la natura. Nel frattempo confluiscono nel patrimonio culturale della disciplina sia studi e approcci progettuali preesistenti, come quelli dell’architettura organica ispirata dalle teorie antropomorfiche di Rudolf Steiner (1861-1925) sia, in funzione della rivalutazione di sistemi costruttivi appartenuti alla tradizione, un’attenzione al regionalismo vernacolare.</p>
<p>Il merito principale dell’idea biologica è quello di aver spostato l’accento dell’oggetto costruito all’uomo che lo abita, occupandosi quindi delle condizioni di benessere fisico ma anche psichico delle persone in rapporto alle abitazioni e ai luoghi su cui queste sono edificate (forze magnetiche naturali, elettrosmog, emissioni nocive, forma e disposizione degli spazi, luce naturale e colori, simboli e significati). Si arriva così ad una consistente manualistica di tipo prescrittiva, soprattutto in lingua tedesca, ricca di ricette ed elenchi scrupolosi per la scelta dei materiali e l’individuazione delle tecnologie più biocompatibili.</p>
<h3>Il “Decalogo” dell’edilizia sostenibile</h3>
<p>Il Gruppo di lavoro ha ritenuto di individuare, a titolo preliminare, le dieci regole fondamentali della bioedilizia, intendendo enunciare con ciò i principali obiettivi ispiratori per chiunque intenda avvicinarsi a questa disciplina.</p>
<p>I dieci principi, suddivisi in specifici gruppi consequenziali, sono stati predisposti al fine di guidare l’elaborazione di scelte normative regionali o locali e di strategie di programmazione delle politiche della casa. Tali principi sono da considerarsi in sintesi priorità strategiche con le quali attivare una serie di processi ed azioni rivolte al raggiungimento di obiettivi specifici per l’edilizia sostenibile.</p>
<p>Con l’individuazione di dieci principi in materia di bioedilizia si è inteso delineare una serie di elementi cardine necessari per orientarsi nell’attività edilizia mirata ad uno sviluppo urbano sostenibile e ad un miglioramento, nel suo insieme, della qualità dell’abitare. Questi principi guida si pongono l’obiettivo, al fine di produrre effetti concreti in materia edilizia, di guidare il processo di elaborazione di scelte normative regionali o locali e di indirizzare gli enti verso una programmazione ed una attuazione delle diverse politiche per la casa. Tali principi sono da considerarsi priorità strategiche per le quali attivare processi ed azioni tendenti al raggiungimento di obiettivi specifici per l’edilizia sostenibile.</p>
<p>I dieci principi sono stati raggruppati in tre principali aree d’intervento. La prima area (principi 1-3) riguarda il contesto dell’abitare; la seconda (principi 4-6) il manufatto edilizio; la terza (principi 7-9) investe più propriamente l’utilizzo del manufatto stesso. Il decimo principio si riferisce alla necessaria azione per la diffusione dei principi e dei criteri finalizzati ad una nuova e diversa cultura del progetto.</p>
<p>Ogni principio dovrebbe essere accompagnato dall’individuazione dei principi obiettivi che si intendono raggiungere attraverso scelte condivise e consapevoli.</p>
<ol>
<li>Ricercare uno sviluppo armonioso e sostenibile del territorio, dell’ambiente urbano e dell’intervento edilizio;</li>
<li>Tutelare l’identità storica delle città e favorire il mantenimento dei caratteri storici e tipologici legati alla tradizione degli edifici;</li>
<li>Contribuire con azioni e misure, al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili;</li>
<li>Costruire in modo sicuro e salubre;</li>
<li>Ricercare e applicare tecnologie edilizie sostenibili sotto il profilo ambientale, economico e sociale;</li>
<li>Utilizzare materiali di qualità certificata ed eco-compatibili;</li>
<li>Progettare soluzioni differenziate per rispondere alle diverse richieste di qualità dell’abitare;</li>
<li>Garantire gli aspetti di “Safety” e di “Security” dell’edifico;</li>
<li>Applicare la domotica per lo sviluppo di una nuova qualità dell’abitare;</li>
<li>Promuovere la formazione professionale, la progettazione partecipata e l’assunzione di scelte consapevoli nell’attività edilizia.</li>
</ol>
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		<title>Casa clima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2016 15:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bioedilizia]]></category>
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					<description><![CDATA[La legge Europea sulle nuove costruzioni Il Comitato Industria, Ricerca, Energia (ITRE) del Parlamento europeo ha votato favorevolmente l&#8217;orientamento secondo il quale tutti gli immobili costruiti dopo il 31 dicembre 2018 dovranno produrre tanta energia quanta ne consumano sul posto. Impegnato a rivedere la direttiva comunitaria del 2002 sul rendimento energetico degli immobili, il Comitato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La legge Europea sulle nuove costruzioni</p>
<p>Il Comitato Industria, Ricerca, Energia (ITRE) del Parlamento europeo ha votato favorevolmente l&#8217;orientamento secondo il quale tutti gli immobili costruiti dopo il 31 dicembre 2018 dovranno produrre tanta energia quanta ne consumano sul posto. Impegnato a rivedere la direttiva comunitaria del 2002 sul rendimento energetico degli immobili, il Comitato ha anche sollecitato un maggior investimento pubblico per promuovere l&#8217;efficienza energetica degli edifici.</p>
<p>Questa decisione adottata dal Comitato, verrà votata alla plenaria del 4/7 maggio, e prevede che entro il 31 dicembre 2018 gli stati membri dell&#8217;Unione europea si assicurino che tutti i nuovi edifici consumino tanta energia quanta ne producono, per esempio sfruttando i pannelli solari o le pompe di calore. Non si tratta solo dei nuovi edifici che verranno costruiti, ma dovranno essere adeguati anche quelli esistenti.</p>
<p>Sono state anche proposte tappe intermedie: rispettivamente nel 2015 e nel 2020.</p>
<p>Il concetto è di realizzare la casa a costo zero come impatto ambientale,utilizzando materiali tipici della bioedilizia con elevati rendimenti termici e basse dispersioni.Il passo è molto importante ma bisogna tener conto anche del costruito per cui migliorare l&#8217;efficenza della case realizzate tradizionalmente è fondamentale.</p>
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